
Times Square: vale la pena alloggiare lì?
Se è la tua prima volta a New York sono sicura che ti stai chiedendo se vale la pena alloggiare a Times Square. E no, non ti sto leggendo nel pensiero, lo so e basta. Questo perché conosco bene New York ma soprattutto conosco bene il turista che sta per intraprendere questo viaggio. Non importa che sia italiano, inglese, spagnolo… la domanda è universale per tutti.
Questo perché quando si inizia nella ricerca degli hotel, c’è un meccanismo quasi automatico nella mente del turista che fa sì che si facciano ricerche nella zona che viene chiamata Mid Town, dove Times Square regna sovrana.
Come se tutto partisse da lì. Come se Times Square fosse il centro di New York o perlomeno la scelta più logica da fare.
Quindi facciamo così.
In questo articolo ti spiego davvero se vale la pena alloggiare a Times Square. Non ti dirò solamente sì o no. Non sono solita farlo.
Ti darò un quadro molto completo che ti farà conoscere meglio questo luogo iconico, per farti scegliere consapevolmente.
Pronta? Partiamo per New York.
INDICE DEI CONTENUTI
- Times Square è davvero il centro di New York?
- Times Square vale la pena di essere vista?
- Come riesco a ribaltare la narrazione di Times Square
- Quanto costa alloggiare a Times Square?
- Times Square e il suo rapporto con i newyorkesi
- Quindi vale o non vale la pena alloggiare a Times Square?
- altri articoli simili
Times Square è davvero il centro di New York?
Prima di tutto, se non mi conosci, mi presento. Mi chiamo Elisa e per 30 anni New York è stata la mia seconda casa, la mia famiglia vive lì dagli anni ’60. La frequento da più di quarant’anni.
Sono Travel designer e New York travel destination specialist e aiuto i viaggiatori a vivere il sogno della Grande Mela. Trasformo il loro viaggio in quello dei loro sogni.
(Trovi a questo link tutto quello che faccio, e che eventualmente posso fare per te).
Quindi direi che la città la conosco bene.
E inizio a dirti una cosa che forse non sai.
Times Square non è sempre stata così. Ma questo argomento lo affronto dopo.
Partiamo dal fatto che il turista pensa che Times Square sia il centro della città, come ho detto prima. E questa convinzione è così diffusa che raramente viene messa in discussione. Non è qualcosa che qualcuno ti ha spiegato apertamente: è qualcosa che hai assorbito nel tempo, senza accorgertene. Dai film, dalle foto, dalla televisione, da quell’immagine piena di luci che appare, ogni volta che si parla di New York.
Il punto è che Times Square non è il centro della città. Non lo è mai stato!
E capire perché si è iniziato a pensarla così è forse uno dei modi più interessanti per capire New York stessa; e di conseguenza se vale davvero la pena soggiornare a Times Square.

Times Square e la sua geografia.
Times Square è prima di tutto un incrocio. Non è una piazza vera e propria.
Anzi, negli ultimi anni è stata parzialmente pedonalizzata e sembra ancora di più una piazza ma non è sempre stata così.
È un incrocio tra tanti che fa scalpore perché è il più rumoroso, grande e infinitamente più illuminato degli altri. Si trova dove Broadway, taglia la griglia regolare di Manhattan sulla 7Th avenue creando quella forma un po’ anomala che oggi conosciamo così bene.
Broadway è strada più anomala di Manhattan, perchè invece di essere ortogonale come tutte le altre strade, taglia in diagonale tutta l’isola di Manhattan.
D’altronde gli americani sono minimal e danno i nomi alle cose nel modo più semplice possibile: Broadway = strada storta.
Times Square comprende 6 isolati (o blocks) tra la 42nd e la 47th street. Ecco perché dico che è la più grande che c’è.
Insomma, Broadway taglia la Seventh Avenue creando una delle tante “punte” in cui sono incastonati i palazzi triangolari di New York, nella fattispecie qui il One Times Square. Quello da cui cade l’altrettanto iconica palla di Capodanno e dove hanno costruito il nuovo Observation deck (approfitto per dirti che se vuoi comprare i biglietti puoi farlo cliccando a questo link).
Vuoi saperne di più su tutti gli edifici triangolari della città? (spoiler: non esiste solo il Flat Building..) – articolo coming soon.
Times Square NON è il centro geografico dell’isola. Non è il punto da cui si organizzano i quartieri. Non è il cuore amministrativo, né quello storico. Se dovessimo disegnare una mappa “neutrale” di Manhattan, senza caricarla di significati, Times Square non emergerebbe come punto particolarmente significativo o importante.
Eppure, nella mappa mentale di milioni di persone, lo è diventato.
Questa distanza tra realtà e percezione non è un errore. È il risultato di un processo molto preciso.
Times Square: la costruzione di un mito.
Non voglio sembrare noiosa, ma se vuoi veramente sapere se vale la pena alloggiare a Times Square, devi capire anche la sua genesi e come si è trasformata negli anni. Perché è qui la chiave di lettura di tutto.
All’inizio del Novecento, questa zona si chiamava Longacre Square. Il nome cambia nel 1904, quando il quotidiano The New York Times decide di trasferire qui la propria sede. È un gesto simbolico, ma anche strategico: la città sta crescendo verso nord, e questa area è in trasformazione.
Per un po’, Times Square è stato davvero un centro. Non nel senso che le attribuiamo oggi, ma come punto di concentrazione di teatri, spettacoli, vita notturna. È uno dei luoghi dove New York si è sempre messa in scena.
Poi però, come spesso succede a New York, cambia tutto.
Tra gli anni Settanta e Ottanta, Times Square attraversa una fase che oggi fatichiamo a immaginare se la conosciamo solo nella sua versione attuale. È un’area segnata dal degrado, dalla criminalità e prostituzione, da un tipo di intrattenimento molto distante dall’immagine patinata che abbiamo in mente. Non è un simbolo globale. Non è un luogo frequentato dai locali, figurarsi nemmeno un luogo consigliabile ai visitatori.
[Mia madre, che emigrò a New York negli anni ’60, ricorda molto bene quel periodo anche se era una pre adolescente. E infatti rimane sempre stupita ogni volta che ci mette piede… ma questo te lo racconterò dopo].
E proprio da quel momento inizia la sua trasformazione più radicale.

Times square: dal degrado alla luce
Negli anni Novanta, la città decide di intervenire in modo deciso. Non si tratta solo di riqualificazione urbana, ma di una vera e propria riscrittura del luogo. Times Square viene ripulita, regolata, resa più sicura. Arrivano grandi aziende, marchi internazionali, un tipo di intrattenimento adatto a un pubblico molto più ampio. E’ il periodo in cui IO inizio a frequentarla, tanto per intenderci.
Quello che cambia, però, non è solo l’aspetto. Cambia la funzione.
Times Square smette di essere uno spazio della città per diventare uno spazio della rappresentazione della città. Diventa qualcosa che deve essere visto, fotografato, riconosciuto. Non è più solo un luogo: è un’immagine.
Ed è proprio questa immagine che inizia a viaggiare, soprattutto nell’immaginario delle persone.
Times Square: la consacrazione del mito
Il cinema, la televisione, i media in generale fanno il resto. Times Square è perfetta per essere raccontata perché, genera stupore e meraviglia. Non serve spiegare cosa stai guardando: lo capisci in un secondo. Le luci, gli schermi, il movimento continuo. È un’immagine che funziona ovunque, in qualsiasi lingua.
Quando un film vuole comunicare che l’ambientazione è a New York, spesso mostra Times Square tra i suoi stock shot. (Le immagini che vengono sempre messe a inizio scena per far capire dove la scena stessa è ambientata).
Quando i telegiornali raccontano un evento globale, molto spesso piazzano lì i loro inviati.
Quando si festeggia l’inizio di un nuovo anno, è lì che avviene la magia, è lì che i turisti di tutto il mondo sognano di festeggiare.
Col tempo, queste immagini hanno costruito qualcosa di molto potente: una sorta di scorciatoia mentale. E il turismo amplifica questo meccanismo.
New York = Times Square.
New York è sempre di più quella piazza lì, quel luogo lì, quell’immagine che hai visto nei film.
E scommetto che se stai cercando anche tu se vale la pena alloggiare a Times Square è proprio perché questa idea è anche insita nella tua testa.

La narrazione attuale di Times Square come simbolo della città
In soldoni:
Ogni città complessa ha bisogno di essere semplificata per essere raccontata. New York, più di altre, resiste a questa semplificazione. È troppo grande, troppo stratificata, troppo diversa da quartiere a quartiere. Non si lascia riassumere facilmente.
E allora si scelgono dei simboli.
Times Square è il simbolo perfetto perché è accessibile, immediata, spettacolare. Come ho scritto prima non richiede interpretazione. Non richiede contesto. Arrivi, guardi, e hai la sensazione di essere al centro del mondo.
Ed è esattamente anche quello che è capitato nella mia testa quando frequentavo New York più assiduamente, prima di incominciare a voler esplorare anche tutto il resto del mondo, poiché – paradossalmente – New York iniziava a starmi stretta.
Come dicevo prima era la fine degli anni ’90 e il turismo non l’aveva ancora trasformata in quella bolgia infernale che è ora. E mi permetto di dirlo con cognizione di causa, senza offendere nessuno.
Times Square diventa New York stessa
Ripeto: arrivi, guardi, e hai la sensazione di essere al centro del mondo.
È qui che avviene lo “sfasamento” più interessante.
Times Square smette di essere uno dei simboli di New York. Diventa il punto di riferimento mediante cui orientarsi. Il luogo che sembra dare senso a tutto il resto.
Quindi di fatto è così che nasce l’idea che Times Square sia il centro di New York.
Chi viaggia verso New York per la prima volta costruisce inconsciamente il proprio viaggio attorno a questa idea. Sceglie di dormire lì pensando “di essere vicino a tutto”. Usa Times Square come punto di partenza mentale, anche quando non serve davvero. La considera non solo una tappa fondamentale, ma il suo punto di riferimento.

Times Square vale la pena di essere vista?
Times Square vale la pena di essere vista, ma non perché rappresenta New York nella sua totalità.
Vale la pena perché è uno dei suoi aspetti più particolari. È un luogo che mostra quanto la città sia capace di costruire immagini di sé, di amplificarle, di esportarle nel mondo. L’immagine di quanto gli USA possono essere maestosi, sotto alcuni punti di vista.
Quello che in questo momento scricchiola, secondo me (ma non solo secondo me), nasce quando quella rappresentazione diventa l’unica chiave di lettura di una città dalle milioni di sfaccettature come New York.
Quando si confonde il simbolo con la realtà. E la realtà è ben diversa.
Se mi conosci bene sai che quando progetto un viaggio a New York lo faccio in base alle reali esigenze di viaggio di chi ho di fronte.
Rimango in ascolto, cerco di capire attentamente perché vuole fare un viaggio a New York, se questa città è per lui un sogno (per moltissime persone lo è) e quali sono le sue aspettative.
Costruisco un’esperienza unica a misura delle sue passioni, di ciò che lo muove davvero, del suo budget.
Come riesco a ribaltare la narrazione di Times Square
New York è una città che si presta tantissimo a questa chiave di lettura, perché è talmente grande, talmente piena di offerte che è possibile fare tutto ciò che uno vuole davvero, non solo in un viaggio, ma nel SUO viaggio.
Quindi capirai bene che quando sento l’ennesima persona che mi dice che vuole alloggiare a Times Square perché pensa che sia davvero il centro di New York la mia mente freme.
Perché è una visione troppo riduttiva rispetto all’esperienza totale che può vivere.
L’essenza di New York, a volte NON coincide con i luoghi più luminosi. Sta nei quartieri dove il ritmo cambia, nelle strade che non sono pensate per essere fotografate, negli spazi che non hanno bisogno di essere riconosciuti per esistere. Difficile da pensare? Lo so. Ma è così.
Non a caso quando propongo un itinerario personalizzato o faccio l’ottimizzazione di un itinerario, le persone nel 99% dei casi mi dicono solo le attrazioni che vorrebbero vedere, si focalizzano su quello e perdono di vista il contorno, la totalità di quello che la città ha da offrire.
E facendo così rischiano di perdersi il meglio. Incorrono in un errore secondo me ancora più grave: quello di avere sì un itinerario in testa prima della partenza ma di sconvolgerlo totalmente una volta arrivati a destinazione.
E così si perde tempo a rimettere assieme i pezzi rischiando di perdere denaro, che è la cosa più facile da fare a New York.
Quindi: vale la pena alloggiare a Times Square? Sì, ma se lo si fa avendo bene in mente tutto questo.
E, ora ti dico una cosa che ti farà sorridere: la maggior parte delle persone – non solo dei clienti, ma anche delle persone che porto in giro per New York nei miei viaggi di gruppo, a fine viaggio, sono soliti ammettere che.
- Non è necessario alloggiare a Times Square una volta che si capisce bene come muoversi.
- Che vorrebbero tornare per vedere altro (lo dico sempre: una vita sola non basta per vedere New York) e che vorrebbero alloggiare il altre zone più tranquille e caratteristiche.
- Che Times Square vale la pena da vedere una volta, immergersi nel suo delirio una volta. Poi basta, è una delle tante cose da vedere, non è così importante.

Quanto costa alloggiare a Times Square?
Sei proprio sicuro che vale la pena alloggiare a Times Square? Sappi che Mid Town è la zona più cara di New York. Qui a seconda dei vari periodi dell’anno una stanza (piccola. Perché le stanze degli hotel a New York sono piccole, quindi smetti di continuare a leggere ossessivamente le recensioni su bookig ecc per capire se l’hotel è al 100% nelle tue aspettative) può anche costarti IN MEDIA 400 euro a notte.
Quando con Daniele facciamo dei preventivi per i clienti (possiamo farlo dato che siamo anche consulenti di viaggio per agenzie), le persone nel 90% dei casi ci chiedono esplicitamente di stare in zona centrale (a.k.a. Times Square) e nel 99% dei casi scopriamo che non possono permetterselo.
Conoscendo bene la città, facciamo comunque SEMPRE rientrare il preventivo nel budget desiderato proponendo delle zone alternative, vicine alla metro e comode per girare agevolmente la città.
Ma quasi mai, anche spiegando nei minimi dettagli perché dovrebbe convenire un altro hotel in altra zona, il cliente accetta il preventivo.
Questo per tutto quello che ci ho spiegato in questo articolo: si ha l’idea che vale la pena alloggiare a Times Square, o comunque in zona “centrale”. E questo nonostante tutta mia esperienza sulla città.
Per non parlare del fatto che ci sono ben 3 tasse a New York e molti hotel chiedono la famigerata resort fee che è una tassa in più da pagare IN LOCO che può anche essere di 30-40-50 (o più) dollari a notte per stanza.
Nulla da fare! Anche se glielo spieghi non ci credono, pensano che siano tasse in più che richiede l’agenzia.
Spesso mi viene detto che non ho la giusta percezione delle cose dato che non sono mai stata una turista (che per giunta aveva la famiglia che abitava nel Queens e quindi abituata a fare un’ora di strada per raggiungere Mid Town) a New York e che quindi non posso capire le esigenze dei turisti.
Per questo ho scritto nella mia guida bussola anche TUTTI gli hotel preferiti dagli italiani che comprendono o no la resort Fee, così hai chiaro fin da subito cosa spettarti e come risparmiare un po’.
Ma fortunatamente ho anche clienti che capiscono che a volte bisogna fare dei compromessi e che scelgono di alloggiare fuori Manhattan, dove noi consigliamo.
E con i miei itinerari non rinunciano a vedere nulla di quello che hanno in testa, anzi vedono sempre molto di più: i turisti non conoscono infatti luoghi che i local invece conoscono.
Perché IL SEGRETO per non disperdere tempo ed energie a New York non è quello di alloggiare “in centro” pensando di essere vicini a tutto, perché non è così che funziona. Il segreto è quello di suddividere la città in aree smart e di ottimizzare bene i tempi di visita, mezzi pubblici compresi.

Times Square e il suo rapporto con i newyorkesi
E ora ti darò un’informazione che forse ignori.
I newyorkesi odiano Times Square e la evitano come la peste.
Perché in tutta questa narrazione, col passare degli anni è diventato tutto troppo forzato, troppo turistico, troppo pieno di gente, troppo delirante.
Come ti accennavo prima alla fine degli anni ’90 era anche il mio posto preferito al mondo. Il mio sogno era quello di trascorrere il giorno dei miei 30 anni sulle gradinate rosse con un muffin al cioccolato in mano e una candelina da spegnere.
[E già in quegli anni mia madre faceva fatica a tornare lì perché diceva che comparata al degrado a cui era abituata, l’avevano fatta diventare una sorta di Disney World.]
Ma purtroppo il mio sogno si è infranto. Proprio quell’anno abbiamo dovuto lasciare la casa, quindi le cose sono andate molto diversamente.
Ma ora è davvero Disney World e credo, appunto, che la situazione sia fuori controllo. In certe ore della giornata c’è talmente tanta gente che si procede a strattoni, ti vengono tutti addosso. Se hai la fobia della folla è un posto da evitare.
Pensa ai figuranti: una volta c’era il Naked Cowboy, sempre lui, quasi nudo sia con 40 gradi all’ombra sia con temperature polari. Assieme a lui c’era Elmo e poco più.
Ora c’è la qualsiasi: Minnie, Topolino, Spider Man, l’uomo con il serpente in braccio… e non sono gentili. Pur di avere di racimolare soldi intercettano il tuo sguardo, ti inseguono, ti abbracciano pretendendo del denaro.
E poi ci sono locali e ristoranti come se piovessero da cielo, perché tutti a Times Square devono esserci per forza. Quindi se un ristorante funziona in una zona qualsiasi di New York, deve aprire anche a Times Square.
Per non parlare delle trappole per turisti, dove i turisti ci cascano immancabilmente perché confondono il cibo visto nei film – che devono assolutamente provare – con ciò che gli viene realmente servito che spesso è di pessima qualità e per di più a prezzi esorbitanti.
Eh, ma a New York è tutto caro! Starai pensando.
Non proprio… New York può anche sorprenderti, basta sapere bene dove andare!
Di Times Square salvo i teatri di Broadway, e il suo essere quella che ricordo ancora con affetto, nelle prime ore del mattino, quando i figuranti si stanno ancora vestendo e il turista dorme ancora. Salvo l’idea di me e mio padre al Virgin Mega Store (che ora non c’è più) negli anni della trasformazione culturale della piazza, passando ore ed ore a scegliere CD che in quegli anni costavano meno che in Italia.
Quindi vale o non vale la pena alloggiare a Times Square?
Il punto, come ho già detto prima, non è smettere di andare a Timess Square. Ma smettere di pensare che sia il centro di New York e che è comoda per vedere tutto.
Quindi io suggerisco di smetterla di avere quel pensiero in testa e prendere in considerazione tutte le alternative valide che esistono per ottimizzare giornate, spostamenti e visite in modo molto più smart anche se alloggi fuori dalla piazza.
Ma è anche vero che il momento in cui inizi davvero a capirla è proprio quando arrivi lì. Quindi mi rendo conto che magari questo articolo non ti farà cambieare idea.
E se pensi di aver bisogno del mio punto di vista per organizzare la tua avventura a New York scrivimi a hello@twomaketravel.it
Buon viaggio.
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