Hai pensato di fare un viaggio alle Maldive nel periodo del Ramadan? E magari hai paura che il Ramadan significhi "perdersi qualcosa" nell'esperienza totale del tuo viaggio? In questo articolo facciamo chiarezza su cosa significa affrontare questo periodo particolare per la religione musulmana in questa meta e ti spieghiamo perché secondo noi è una favolosa esperienza da fare.

Ramadan alle Maldive

Hai pensato di fare un viaggio alle Maldive nel periodo del Ramadan? E magari hai paura che il Ramadan significhi "perdersi qualcosa" nell'esperienza totale del tuo viaggio? 
In questo articolo facciamo chiarezza su cosa significa affrontare questo periodo particolare per la religione musulmana in questa meta e ti spieghiamo perché secondo noi è una favolosa esperienza da fare.

Viaggiare alle Maldive in periodo di Ramadan

Hai pensato di fare un viaggio alle Maldive nel periodo del Ramadan? E magari hai paura che “Ramadan” significhi “perdersi qualcosa” nell’esperienza totale del tuo viaggio?
In questo articolo facciamo chiarezza su cosa significa affrontare il ramadan in questo paradiso e ti spieghiamo perché non ne devi avere timore.

In questo articolo che trovi cliccando qui, abbiamo scritto una guida completa al Ramadan in viaggio con i periodi in cui si manifesta ogni anno, atteggiamenti da evitare in loco, tante spiegazioni utili e aspetti positivi che secondo noi portano un valore aggiunto reale al viaggio.

Ma qui abbiamo voluto fortemente fare un approfondimento sulle Maldive, con testimonianze di chi questa destinazione la conosce bene o chi l’ha frequentata da turista proprio in questo periodo particolare per la religione musulmana.

Insomma, tantissime informazioni utili che toglieranno ogni dubbio per partire senza timori.
E ora ti raccontiamo tutto. Quindi allaccia le cinture ,ti portiamo a vivere l’esperienza del Ramadan alle Maldive.

Il Ramadan alle Maldive

Perché questa idea di raccogliere testimonianze sul Ramadan in viaggio? Perché tra il 2024 e il 2025 abbiamo visitato più paesi musulmani di quanti ne abbiamo visitati in tanti anni di viaggi.
Egitto, Abu Dhabi, Zanzibar, Malesia e Marocco.

E dialogando con i local, come siamo di solito fare in ogni viaggio, capire come un viaggiatore può affrontare serenamente questo mese in ogni destinazione musulmana, è stata non solo una curiosità ma anche una ricerca personale. Abbiamo avuto occasione di viverlo in prima persona ad agosto del 2013 durante un tour in Turchia (trovi la nostra breve esperienza cliccando qui). Ma siamo sicuri che non mancheranno altre occasioni, magari in luoghi in cui non siamo ancora stati.

Come le Maldive ad esempio.
La sogniamo da anni
e le sogniamo ancora di più ora che si è aperta la possibilità di visitarle “come piace a noi” nelle guest house. Queste strutture – a differenza dei resort che sono collocati in isole private ed esclusive – sono ubicati su isole locali, quindi astretto contatto con la popolazione locale e a stretto contatto con le loro abitazioni, scuole e attività commerciali.

Per questo motivo abbiamo iniziato a seguire su instagram il profilo @letuemaldive_in_guesthouse e abbiamo conosciuto Angelica, l’anima italiana di ben due guest house alle Maldive, una a Gaafaru e una a Dhigurah. Siamo diventati “amici di instagram”, lei segue la nostra attività di content creator in giro per il mondo, e in particolare i nostri contenuti su New York e noi seguiamo il suo profilo con attenzione: le sue Guest house alle Maldive sono prioritarie nella nostra lista infinita di posti che dobbiamo ancora visitare.

E così qualche settimana fa, le abbiamo fatto una domanda spontanea: “Come si vive il Ramadan alle Maldive in guest house?, Cosa cambia rispetto a tutto l’anno?”

L’ esperienza in guest house durante il Ramadan

Angelica è stata super gentile e ci ha proposto due approcci diversi per scrivere questo articolo.
il primo: chiedere una testimonianza ad una delle sue clienti che ha vissuto il Ramadan alle Maldive in guest house in prima persona e in alta stagione.

E così abbiamo conosciuto Giulia, che ci ha fornito una testimonianza completa, bella ed emozionante.

Quindi nei prossimi paragrafi ti lasciamo con le parole di Giulia.
Il secondo approccio? Te lo spieghiamo dopo questa testimonianza.

L’esperienza del Ramadan alle Maldive di Giulia al Mariana Inn

Vorrei raccontarvi la mia esperienza alle Maldive durante il periodo del Ramadan. Infatti credo possa essere utile a chi sta valutando questo tipo di viaggio e ha qualche dubbio legato alle restrizioni culturali. Ho soggiornato al Mariana Inn, sull’isola di Gaafaru, dal 13 al 23 marzo 2025 in pieno Ramadan e in alta stagione. È stata un’esperienza bellissima, autentica e ricca dal punto di vista umano e culturale.

Gli aspetti da tenere in considerazione hanno riguardato principalmente il consumo di cibo e bevande in pubblico durante le ore diurne. Tuttavia, la guest house era perfettamente organizzata: dispone di uno spazio semi-interno – un loggiato in pratica – dedicato ai pasti. Qui venivano regolarmente organizzati i buffet, esattamente come avviene durante tutto l’anno. Dal punto di vista organizzativo, quindi non cambia nulla rispetto al resto dell’anno.

Durante le escursioni, come quella sull’isola deserta o il picnic su una sandbank, non abbiamo avuto alcuna limitazione: erano i ragazzi stessi dello staff a permetterci di mangiare tranquillamente sotto gli ombrelloni e a organizzare il buffet. Le attenzioni richieste riguardavano quindi solo il villaggio di Gafaaru, non le attività esterne.

Il rispetto per le tradizioni locali durante il Ramadan alle Maldive

Quindi ci tengo a sottolineare che non ho mai percepito disagio, né un cambiamento nel modo in cui siamo stati accolti: i ragazzi sono stati sempre cordiali, disponibili e attenti: sia durante il digiuno che dopo l’iftar. Non ci è mai mancato nulla.

Ho posto una maggiore attenzione e rispetto nel luogo in cui consumare i pasti, ma appunto, non ci sono differenze rispetto a periodi fuori dal ramadan. Lo stesso per il fumo: ci limitavamo a fumare nelle aree consentite, come la zona pasti o la bikini beach, evitando di farlo per strada durante il giorno.

Per quanto riguarda l’abbigliamento, sia durante il Ramadan che negli altri periodi vale la stessa regola: evitare abiti troppo succinti, grandi scollature e girare in costume per l’isola. Nessuna differenza quindi rispetto a un soggiorno fuori dal periodo del Ramadan.

I minimarket erano accessibili durante l’orario serale: noi, avendo le giornate piene di escursioni, ci recavamo lì soprattutto la sera dopo cena per un gelato o per acquistare souvenir, senza alcun disagio o restrizione.

le maldive in guest house sono un modo per vivere queste isole in maniera più autentica, a contatto con la popolazione locale

la preghiera e l’accoglienza durante il Ramadan alle Maldive

Ogni giorno, all’alba e al tramonto, la preghiera veniva celebrata in tutta l’isola presso la moschea principale: un momento suggestivo che fa sentire davvero immersi nella vita locale.

Addirittura ci tengo a condividere questo episodio. In guest house ospite come me c’era anche una ragazza musulmana. Viaggiava con delle amiche e viveva quel mese con grande rispetto e discrezione, anche lontano da casa. Il ragazzo della guest house, che ci faceva da guida durante le escursioni, aveva creato con noi un rapporto semplice e genuino, fatto di sorrisi e racconti condivisi.
Ebbene: una sera ha portato questa ragazza dalla sua famiglia, per festeggiare insieme il pasto del Ramadan al tramonto. Non era una cosa dovuta, né scontata. Era un invito vero, nato dal desiderio di accogliere.

Sono rimasta profondamente colpita. Ho pensato a quanto sia raro, viaggiando, essere accolti non solo come turisti, ma come persone. Ho trovato tutto questo estremamente emozionante. Un gesto semplice, ma carico di significato, che non va mai dato per scontato. In quel momento ho capito che il viaggio non era solo mare cristallino e spiagge bianche, ma soprattutto incontri, umanità e rispetto reciproco. Ed è uno di quei ricordi che restano, silenziosi, ma profondi.

Un’esperienza autentica da vivere con consapevolezza

Ovviamente bisogna essere consapevoli dei limiti e le accortezze da avere durante il periodo di ramadan, ma sono fermamente convinta che non bisogna rinunciare ad un viaggio alle Maldive in quel periodo. Al contrario, è un’occasione preziosa per immergersi davvero nella cultura locale, rispettarne le usanze e viverle in modo consapevole.

Il viaggio stato fatto anche in alta stagione e ne è valsa assolutamente la pena: mare stupendo, organizzazione impeccabile e persone meravigliose che, nonostante il Ramadan, hanno fatto di tutto per farci sentire accolti.

Spero che la mia esperienza possa essere utile a chi sta valutando questo tipo di viaggio.

Sognamo le maldive da anni e la sogniamo ancora di più ora che si è aperta la possibilità di visitarla “come piace a noi” nelle guest house. Queste strutture - a differenza dei resort che sono collocati in isole private ed esclusive - sono ubicati su isole locali, quindi astretto contatto con la popolazione locale e a stretto contatto con le loro abitazioni, scuole e attività commerciali.

Il Ramadan alle Maldive dal punto di vista dei local

Il secondo approccio che mi è stato suggerito da Angelica è stato parlare direttamente con i membri del suo staff.
Ad esempio Watte, il ragazzo che si occupa delle escursioni dice:
“la maggior parte delle attività rimangono normali, ma durante il periodo di ramadan per noi osservanti le giornate in cui facciamo i tour alla sandbank e alla “pic nic island”, possono diventare molto faticosi soprattutto quando fa troppo caldo poiché è dura non potersi idratare. Mentre i tour per lo snorkeling sono più normali”.
Ricordiamo infatti che chi osserva il ramadan non mangia e non beve fino all’Iftar. Di nuovo, se vuoi approfondire l’argomento clicca qui per leggere la nostra guida al ramadan in viaggio.

Per questo motivo, secondo noi, occorre avere ancora d più rispetto per la popolazione locale che lavora con il turismo, poiché nonostante il ramadan continuano le loro attività al servizio dei viaggiatori, mettendo al primo posto le loro necessità e poi le loro osservanze religiose.

A questo proposito ricordo anche le parole che mi disse Fahad, il gestore di un Riad in Marocco. Gli chiesi: “Ma quindi quando preghi quando c’è il Ramadan?”
Lui rispose: “Quando gli ospiti vanno a dormire, recupero in quel momento tutte le preghiere che non sono riuscito a fare durante a giornata!”.

non serve andare in un resort per vivere questo paradiso. e il ramadan non deve fermare il viaggiatore a intraprendere questo viaggio, anzi, il senso di autenticità sarà ancora più forte

Cambiamenti di orari delle speed boat, ristoranti e Market durante il Ramadan alle Maldive

Angelica mi scrive anche le parole di Ahmed, un altro suo collaboratore:
“Nel periodo di Ramadan qui alle Maldive possono esserci variazioni agli orari diurni delle speed boat e in quelli dei ristoranti. Questi aprono al tramonto del sole e rimangono aperti anche fino alle 2 di notte. Alcuni ristoranti invece rimangono aperti ma i turisti devono mangiare al chiuso (così come già riportato da Giulia).
Gli ospiti devono avere rispetto per le osservanze locali, come non fumare nei luoghi pubblici e avere ancora più rispetto verso il modo di vestirsi”.

E ancora:
Gli orari dei negozi, se normalmente aprono alle 6.00, durante il Ramadan alle Maldive aprono alle 9.00. Rimangono chiusi durante gli orari di preghiera e dopo il Maqrib (la preghiera della sera) fino alle 21.00.
Riaprono poi dopo le preghiere “extra” del periodo del Ramadan che vengono chiamate Esaa e Taraweeh per poi rimanere aperti fino a mezzanotte.”

Conclusione sul Ramadan alle Maldive

Viaggiare durante il Ramadan può essere un’esperienza unica e arricchente, a patto di sapere cosa aspettarsi. Con un po’ di adattamento e rispetto, potrai vivere da vicino una delle tradizioni più affascinanti del mondo musulmano. E magari, al tramonto, potresti trovarti a condividere un pasto con persone del posto, scoprendo sapori e usanze che altrimenti non avresti mai conosciuto.

E non dimenticare di augurare “Ramadan Kareem” a tutti.

Vuoi altre testimonianze sul Ramadan in altri luoghi del mondo?

Ad esempio quella che ci ha fornito Krizia su come si vive questo periodo a Zanzibar, cosa fanno i locali dopo l’Iftar e come invece si festeggia la fine di questa festa. Momenti aperti a tutti i turisti, non solo alla popolazione locale. Trovi tutto cliccando qui. Momenti di condivisione che fanno sentire il viaggio ancora più vivo, ancora più immersi nella cultura locale.
E non dimenticare che oltre a essere Travel blogger siamo anche travel designer e consulenti di viaggio. Quindi puoi affidarti a noi per qualsiasi meta tu voglia visitare. Trovi alcune (ma non tutte eh..) offerte di viaggio cliccando qui. E se vuoi ancora di più contattaci a questa mail: hello@twomaketravel.it

Buon viaggio!

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pensi che andare a Zanzibar nel periodo del Ramadan possa in qualche modo rovinati la vacanza? In questo articolo ti spieghiamo perchè il ramadan può essere un punto di forza del tuo viaggio. soprattutto se ti piace viaggiare a contatto con la cultura locale

Ramadan a Zanzibar

pensi che andare a Zanzibar nel periodo del Ramadan possa in qualche modo rovinati la vacanza? In questo articolo ti spieghiamo perchè il ramadan può essere un punto di forza del tuo viaggio. 
soprattutto se ti piace viaggiare a contatto con la cultura locale

Viaggiare a zanzibar in periodo di Ramadan

Hai pensato di fare un viaggio a Zanzibar nel periodo del Ramadan? E magari hai paura che il Ramadan significhi “perdersi qualcosa” nell’esperienza totale del tuo viaggio?
Vedrai che sarà un’esperienza favolosa, soprattutto se la vivrai nei villaggi locali, a contatto con la sua popolazione.

In questo articolo che trovi cliccando qui abbiamo scritto una guida completa al Ramadan in viaggio con i periodi in cui si manifesta ogni anno, atteggiamenti da evitare in loco, tante spiegazioni utili e aspetti positivi che secondo noi portano un valore aggiunto reale al viaggio. Ci sono ancora molte persone che lo conoscono superficialmente e in qualche modo lo giudicano, quindi abbiamo fatto chiarezza su questo aspetto religioso così lontano dalle nostre tradizioni culturali.

Per questo motivo abbiamo pensato anche di darti delle testimonianze di chi in questi paesi vive il Ramadan da local oppure alle esperienze dei turisti che hanno vissuto questa esperienza di viaggio in prima persona. E queste testimonianze secondo noi ti aiuteranno a non avere timori e a partire verso queste mete anche in questo periodo o soprattutto in questo periodo di Ramadan.

Ma ora ti raccontiamo tutto. Quindi allaccia le cinture, ti portiamo a vivere l’esperienza del Ramadan a Zanzibar!

Il Ramadan a Zanzibar

Pensa che solo tra (tutto) 2024 e inizio 2025 abbiamo visitato ben 4 paesi musulmani: Egitto, Abu Dhabi, Zanzibar , Malesia e Marocco. Trovi, cliccando sui rispettivi link, tutti i nostri racconti di viaggio e suggerimenti preziosi per organizzare il tuo.

È nostra consuetudine vivere i nostri viaggi anche dialogando con le persone che incontriamo, capire le differenze che ci sono con la nostra cultura. Lo facciamo non solo per curiosità ma soprattutto perché crediamo fermamente che queste differenze debbano unirci, possano fare la differenza quando si tratta di comprensione tra i popoli. Ok, Ok… non vogliamo aprire un dibattito socio – politico, per carità… solo dirti che abbiamo questa strana abitudine di parlare con le persone, di rimanere in contatto con loro. Questo per noi è un grandissimo valore aggiunto nei nostri viaggi e così abbiamo fatto anche a Zanzibar. Non siamo andati a Zanzibar durante il Ramadan, ma una volta tornati a casa la nostra curiosità è stata talmente forte che abbiamo chiesto delucidazioni, spiegazioni e trovato tantissima disponibilità.

Nel prossimo paragrafo infatti la parola va a Krizia, italiana che vive a Zanzibar da molti anni.

Il Ramadan a Zanzibar: il racconto di Krizia

Krizia e Moses nel loro negozio a Metemwe

Krizia è un’italiana che vive a Zanzibar da molti anni. Già la sua storia in sé è straordinaria poiché si trasferì anni fa in questa splendida terra per amore di Moses, il suo compagno Masaai, dal cui amore è nata loro filgia Raheli. Una unione che dura nel tempo è che davvero è un esempio di come due culture così diverse possano non solo convivere in un’unione sentimentale, ma trovare tanti punti in comune per poter crescere una famiglia avanti e indietro tra la Savana (luogo in cui vive la famiglia di lui) e la Zanzibar più autentica, quella legata ancora ai villaggi locali e alle loro tradizioni.

Abbiamo conosciuto Krizia nel nostro viaggio a Zanzibar a fine 2023, qui trovi tutto il nostro viaggio, dopo averla seguita tantissimo sui social. Infatti nel suo profilo Instagram @krizia_intanzania racconta la sua vita a Zanzibar senza filtri, tra spiagge paradisiache e la lotta giornaliera con la corrente che non sempre arriva in casa, tanto per citare uno degli aspetti che molti turisti non sanno neanche che esistano. Poiché un conto è alloggiare in un Resort in cui il turista è al centro di ogni confort, un conto è la vita vera delle popolazioni locali.

Krizia porta avanti il suo lavoro quotidiano destreggiandosi tra la sua @misszanzibar_boutique dove, facendosi aiutare dalle donne del posto, confeziona abiti con stoffe locali stupende e vende ogni tipo di accessorio (anche fatto a mano) da portare a casa in ricordo di un viaggio che rimane nel cuore.E un ristorante di recente gestione a Matemwe, nel nord dell’isola.

Il Ramadan a Zanzibar nel villaggio di Matemwe

Krizia ci ha riportato la sua esperienza a Matemwe durante i giorni del Ramadan.

“le attività giornaliere sono ridotte al minimo in fatti c’è poca gente in giro. Per i turisti non cambia molto perché nei resort e negli hotel le attività sono svolte normalmente. Nei villaggi locali invece non si può né mangiare né bere né fumare in pubblico. In alcune zone non sono così fiscali mentre nelle città scattano le multe.”

“Perché quando cala il sole nei giorni di Ramadan si mangiano i datteri? Perché sono ricchi di sostanze nutritive, molto digeribili e contengono grandi quantità di zuccheri, preziosi dopo una lunga giornata di digiuno.”

A Stone Town la maggior parte dei ristoranti è chiusa, solo alcuni rimangono aperti come il “Zenji food lovers joint”.

“Tutti devono per forza seguire il Ramadan a Zanzibar? Ovviamente no perché qui non siamo tutti musulmani. Io sono atea e il mio compagno è Cristiano, quindi in pubblico rispettiamo il Ramadan ma nel nostro privato non lo pratichiamo.”

benvenuti a Zanzibar, l'isola delle spezie. scopri tutte le informazioni per vivere al meglio il tuo viaggio

Il cibo cucinato e servito durante il Ramadan

Nel villaggio di Matemwe durante l’Iftar vengono cucinati piatti che tutti, turisti e non possono comprare e mangiare assieme, in un grande rito collettivo festoso. Alcuni di questi piatti vengono cucinati solamente in questo periodo di Ramadan.

  • Spiedini di pollo, carne, manzo e frattaglie che in swahili si chiamano Mishkaki. Costano pochissimo e sono buonissimi. Se si vuole si possono intingere in una salsa piccante, nel ketchup oppure in una salsa fatta con il mango.
  • Specialità fritte che si trovano sempre, non solo in questo periodo, soprattutto al mattino come colazione: uova sode, mandazi ( una pasta dolce lievitata al sapore di cocco e cardamomo), crocchette di pesce, cachori (polpette fritte con patate, lime, peperoncino giallo piccante).
  • Polpettine fatte con fagioli.
  • La Kachumbari, un’insalata fatta con: carote, cavolo cappuccio, peperoni e cetrioli. Viene condita con lime invece che olio.
  • Tra i cibi speciali cucinati solo in questo periodo: mihogo (manioca cucinata con il latte e il sale), Popo (gnocchi dolci con latte, farina, cardamomo e zucchero, la consistenza è quella dei nostri gnocchi), tambi (spaghetti cucinati con zucchero e cardamomo)
  • Dagaa: pesciolini essiccati al sole, solitamente vengono fritti ma possono anche essere stufati con il pomodoro.
  • Njugu mawe: fagioli rotondi cucinati con zucchero e cardamomo
  • Magimbi: a metà tra una patata e una manioca. A volte fatta stufare con carne di manzo.

Che dire… Chakula Chema: che in Swahili significa “Buon appetito”.

Piatti tipici della fine del Ramadan a Zanzibar

“Per la fine del Ramadan lo scorso anno i nostri amici ci hanno portato delle sfoglie croccanti cosparse di zucchero (simili alle bugie italiane) che anch’esse si trovano solo in questa occasione. Le mie preferite sono quelle al sapore di cocco. Ma in questa occasione vengono anche preparati dei biscotti: keki, biskuti, mandazi.”

Organizzare un viaggio a Zanzibar per alcuni viaggiatori è stressante. In molti sono “in fissa” con la questione maree e per tanti il timore è quello di non godersi a sufficienza il paradiso da cartolina che sorprende ad ogni sfumatura di blu. Se stai pensando a questo viaggio, vogliamo aiutarti a organizzarlo nel modo più semplice possibile ma anche a viverlo nel modo giusto, con lo spirito di chi è consapevole di andare incontro a un’isola viva, africana, contraddittoria, bellissima. In questa guida trovi tutto ciò che serve sapere prima di partire: voli, documenti, assicurazione, stagioni, alloggi, sicurezza e costi reali. È il punto di partenza perfetto per chi vuole capire “come funziona Zanzibar”, per chi vuole organizzarla in autonomia o per chi vuole raccogliere solo le informazioni ma poi preferisce affidare a noi la prenotazione di tutto.

Conclusione sul Ramadan a Zanzibar

Viaggiare durante il Ramadan può essere un’esperienza unica e arricchente, a patto di sapere cosa aspettarsi. Con un po’ di adattamento e rispetto, potrai vivere da vicino una delle tradizioni più affascinanti del mondo musulmano. E magari, al tramonto, potresti trovarti a condividere un pasto con persone del posto, scoprendo sapori e usanze che altrimenti non avresti mai conosciuto.

E non dimenticare di augurare “Ramadan Kareem” a tutti.

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Il Ramadan è un periodo estremamente importante per la vita di un musulmano. Avviene nel nono mese del calendario islamico che per i musulmani è il periodo più sacro dell’anno

Guida al Ramadan in viaggio

Il Ramadan è un periodo estremamente importante per la vita di un musulmano. Avviene nel nono mese del calendario islamico che per i musulmani è il periodo più sacro dell’anno

Guida al Ramadan in viaggio

Se hai in programma un viaggio in un paese musulmano durante il Ramadan e non sai bene cosa aspettarti allora sei nel posto giusto. Ti starai chiedendo: posso mangiare in pubblico? Troverò ristoranti aperti? Devo vestirmi in modo diverso? Tranquillo, niente panico. In questo articolo cercheremo di spiegarti cos’è e come funziona il Ramadan.

Noi lo abbiamo vissuto in prima persona in Turchia, matra il 2024 e il 2025 non solo abbiamo visitato 5 paesi musulmani ma abbiamo anche avuto la fortuna di fare due chiacchiere con le popolazioni locali, come sempre ci piace fare durante i nostri viaggi. Abbiamo conosciuto infatti sia degli italiani che si sono trasferiti in questi paesi ma anche chi è nato e vive lì da sempre. Loro ci hanno dato alcune informazioni e testimonianze molto interessanti che ci sono sembrate molto utili da integrare in questo articolo, proprio per darti più informazioni su come funziona il Ramadan in viaggio.

Iniziamo da Zanzibar ma prossimamente arriveranno testimonianze anche da Dubai e dal Marocco, quindi continua a seguire i nostri viaggi su www.twomaketravel.it e le pagine dedicate ai nostri viaggi nei paesi musulmani come come l’Egitto, Abu Dhabi, Zanzibar o la Malesia. Presto arriveranno altri articoli su tutte le altre destinazioni che abbiamo vissuto in prima persona, musulmane e non…

Quindi come al solito allaccia le cinture e ti spieghiamo tutto passo dopo passo, in modo semplice e chiaro.

Cos’è il Ramadan?

Il Ramadan è un periodo estremamente importante per la vita di un musulmano. Avviene nel nono mese del calendario islamico che per i musulmani è il periodo più sacro dell’anno. Un mese intero dedicato alla spiritualità, al sacrificio e alla condivisione. Non è solo una questione di digiuno, ma anche di riflessione, preghiera e solidarietà.

Durante questo mese, dall’alba al tramonto, i fedeli si astengono da cibo, bevande (acqua compresa) fumo e rapporti sessuali. Ma si astengono anche dal dire bugie, parolacce e formulare pensieri negativi. Il tutto con l‘obiettivo di “depurarsi” in un certo senso, rafforzare l’autodisciplina e sentire sulla propria pelle le difficoltà di chi vive in condizioni di povertà. Possiamo quindi dire che i musulmani durante il Ramandan cerchino di accrescere il proprio legame con Dio. Ma più terra terra, anche aiutare il prossimo e praticare la gratitudine.

Ovviamente non devono mancare i 5 momenti di preghiera giornalieri, in direzione della Mecca.

Ma il Ramadan non è solo rinuncia: è anche un mese di festa, famiglia e tradizioni meravigliose. Quando il sole tramonta, le città si trasformano, i tavoli si riempiono e l’aria si carica di un’atmosfera magica.

E secondo noi è qui che arriva il bello del Ramadan vissuto in viaggio: aprirsi a nuovi punti di vista ed esperienze che altrimenti non si potrebbero vivere, come la nostra esperienza in Turchia o il racconto di Krizia a Zanzibar, continua a leggere l’articolo.

Durante questo mese, dall'alba al tramonto, i fedeli si astengono da cibo, bevande (acqua compresa) fumo e rapporti sessuali. Ma si astengono anche dal dire bugie, parolacce e formulare pensieri negativi
la moschea Bianca di Abu Dhabi, simbolo della religione musulmana negli Emirati Arabi

Quando avviene il Ramadan?

Ecco una delle domande principali che vengono fatte dai turisti per vivere l’esperienza del Ramadan in viaggio al meglio.

Il Ramadan non ha una data fissa come le festività cristiane, perché segue il calendario lunare islamico (Hijri), che è più breve rispetto al calendario gregoriano che usiamo in Occidente. L’anno islamico ha infatti circa 354 giorni, quindi ogni anno il Ramadan inizia circa 10-11 giorni prima rispetto all’anno precedente.

La data precisa viene stabilita in base all’osservazione della luna crescente (hilal). In molti paesi musulmani, si attende la sera dell’ultimo giorno del mese precedente (Sha’ban) per scrutare il cielo: solo quando viene avvistata la prima falce di luna nuova, viene ufficialmente annunciato l’inizio del Ramadan.

Nel 2024 il primo giorno di Ramadan è stato il 10 marzo, nel 2025 il primo marzo e nel 2026 avrà luogo tra il 17 febbraio e il 19 marzo.

Ma ti diamo un’altra curiosità: la data può variare di uno o due giorni da paese a paese, a seconda di quando viene avvistata la luna.

Quanto dura il Ramadan?

ll Ramadan dura esattamente un mese lunare, quindi tra 29 e 30 giorni, a seconda della fase della luna. Alcuni parlano di 40 giorni ma perché probabilmente lo associano alla Quaresima cristiana. La fine del Ramadan, allo stesso modo, viene decretata con l’avvistamento della luna nuova.

Qualcuno può obiettare che oggi, grazie alla tecnologia e ai calcoli astronomici, è possibile sapere con precisione assoluta quando ci sarà la luna nuova per ogni anno da qui al prossimo secolo. Quindi, dal punto di vista scientifico, il calendario lunare è già perfettamente prevedibile. Verissimo. Però l’avvistamento della luna rimane una tradizione simbolica e profondamente spirituale, legata all’essenza della religione islamica. In molti paesi musulmani, soprattutto quelli più conservatori, si continua a osservare il cielo con i propri occhi come segno di connessione con Dio e con la natura.

Un rito che può assumere le sembianze di un pro forma ma che mantiene viva la spiritualità e il senso di comunità. In alcuni paesi, come l’Arabia Saudita, ci sono proprio delle commissioni ufficiali di studiosi che salgono su colline o deserti per cercare la luna a occhio nudo e poi annunciare ufficialmente l’inizio del Ramadan.

Un gesto semplice che ricorda come, in certe tradizioni, lo sguardo rivolto al cielo valga più di qualsiasi calcolo matematico.

La fine del Ramadan

Il Ramadan si conclude con l’Eid al-Fitr letteralmente la festa del fine digiuno, che inizia con una preghiera comune all’alba. I festeggiamenti durano 3 giorni e i fedeli si riuniscono per pregare, mangiare, scambiarsi doni e commemorare i defunti.

Nell’immagine di copertina la scritta sulla moschea indica: “Arrivederci Ramadan”.

Il Ramadan si conclude con l’Eid al-Fitr letteralmente la festa del fine digiuno, che inizia con una preghiera comune all’alba.I festeggiamenti durano 3 giorni e i fedeli si riuniscono per pregare, mangiare, scambiarsi doni e commemorare i defunti.
Visiteresti l’isola di Zanzibar durante il Ramadan? Non perdere tutti i nostri articoli su questa destinazione

Come funziona il digiuno?

La giornata dei musulmani durante il Ramadan segue un ritmo ben preciso:

  • Prima dell’alba: Si fa un pasto leggero chiamato Suhoor, che serve a dare energia per affrontare la giornata di digiuno.
  • Dal sorgere del sole al tramonto: Niente cibo, niente acqua, niente sigarette. È una prova di resistenza, soprattutto nei mesi più caldi! Noi abbiamo la testimonianza di Hamet, il gestore di un chiosco di kebab sotto casa nostra a Torino. L’altro giorno ci raccontava proprio che vivere il Ramadan durante i mesi invernali è decisamente meglio che in quelli estivi. Il sole tramonta prima e fa meno caldo, quindi anche il dover rinunciare a bere dell’acqua durante la giornata è nettamente più sopportabile.
  • Dopo il tramonto: Arriva il momento tanto atteso dell’Iftar, la rottura del digiuno. Di solito si inizia con datteri e acqua, come faceva il Profeta Maometto, e poi si passa a un banchetto vero e proprio.

Chi è esentato dal Ramadan

Bambini sotto la pubertà
Non c’è un’età fissa, ma di solito si considera che il digiuno diventi obbligatorio con l’inizio della pubertà (intorno ai 12-14 anni). I bambini piccoli però vengono spesso coinvolti con forme di “mini digiuno”, tipo saltare una merenda o partecipare solo per qualche ora.

Anziani con problemi di salute
Se il digiuno mette a rischio la salute, non è obbligatorio. In cambio, però, si incoraggia a fare donazioni o offrire cibo ai bisognosi (una pratica chiamata Fidyah).

Persone malate (temporaneamente o croniche)
Se una persona è malata può saltare il digiuno e recuperarlo quando starà meglio. Se la malattia è permanente, vale la stessa regola della Fidyah.

Donne in gravidanza o allattamento
Anche qui la regola è molto sensibile: se il digiuno può mettere a rischio la madre o il bambino, si può non farlo e recuperarlo più avanti.

Donne durante il ciclo mestruale o il post-parto
Questa è forse una delle eccezioni meno conosciute da chi non appartiene alla cultura musulmana. Durante il ciclo e nel periodo immediatamente dopo il parto, le donne sono obbligate ad astenersi dal digiuno — perché è visto come un momento in cui il corpo ha bisogno di forza e cure. Però devono recuperare i giorni persi più avanti.

Viaggiatori
Se una persona sta viaggiando e il digiuno può diventare troppo faticoso, è permesso non farlo. Anche in questo caso i giorni si recuperano successivamente. Questa regola si applica anche ai viaggi brevi, ma con alcune sfumature: non è automatico, è sempre a discrezione della persona.

Anche se il Ramadan è un mese di sacrificio, l’Islam riconosce che non tutti hanno la stessa forza o le stesse possibilità. Per questo, alcune categorie di persone possono rimandare il digiuno o sostituirlo con un gesto di generosità: un modo bellissimo per ricordare che la spiritualità non è solo privazione, ma anche cura verso se stessi e gli altri.

Anche se il Ramadan è un mese di sacrificio, l'Islam riconosce che non tutti hanno la stessa forza o le stesse possibilità. Per questo, alcune categorie di persone possono rimandare il digiuno o sostituirlo con un gesto di generosità: un modo bellissimo per ricordare che la spiritualità non è solo privazione, ma anche cura verso se stessi e gli altri.
la nostra esperienza in un campo tendato in Egitto, tra sapori e tradizioni. Scopri tutti i nostri consigli su questa meta cliccando qui

Ramadan Mubarak o Ramadan Kareem? C’è una differenza?

Se viaggi in questo periodo, potresti sentirti salutare con due espressioni diverse: Ramadan Mubarak e Ramadan Kareem. Anche se a prima vista sembrano sinonimi, c’è una sottile differenza nel loro significato.

  • Ramadan Mubarak significa Ramadan Benedetto ed è l’augurio più tradizionale e spirituale, usato per augurare pace e benedizioni durante il mese sacro.
  • Ramadan Kareem si traduce con Ramadan Generoso ed è più legato all’idea di abbondanza, condivisione e ospitalità tipica di questo periodo.

Entrambe le formule sono corrette, ma in contesti più conservatori si tende a preferire Ramadan Mubarak proprio per il suo richiamo alla dimensione religiosa.

Crediamo fermamente che anche conoscere questo aspetto sia molto importante se si affronta un viaggio in periodo di Ramadan, poiché diventa un modo empatico per essere a fianco della popolazione locale. Un modo per dire: anche se la mia religione non mi impone questa restrizione, rispetto ala tua scelta e anzi, ti auguro di poter vivere al meglio questo periodo così importante dell’anno.

Pensaci!

Se viaggi in questo periodo, potresti sentirti salutare con due espressioni diverse: Ramadan Mubarak e Ramadan Kareem. Anche se a prima vista sembrano sinonimi, c'è una sottile differenza nel loro significato.
la medina di Marrakech e i suoi sapori, odori e le immancabili tajine

Ramadan in viaggio: cosa cambia per i turisti?

Se viaggi in un paese musulmano durante il Ramadan, noterai subito alcune differenze rispetto al resto dell’anno. Ecco le cose principali da tenere a mente:

  • Orari ridotti: Molti negozi, uffici e attrazioni turistiche possono aprire più tardi e chiudere prima del solito.
  • Meno vita diurna, più vita notturna: Di giorno le strade possono sembrare più tranquille, ma di sera le città prendono vita! Mercati, ristoranti e caffè si riempiono di gente che celebra la fine del digiuno. Ecco perché prima ti abbiamo parlato di punti di vista diversi e desueti rispetto ai periodi “normali”, proprio per questo motivo!
  • Attenzione a cibo e bevande in pubblico: Nei paesi più conservatori, mangiare o bere per strada può essere considerato irrispettoso. In luoghi molto turistici (come Dubai o Istanbul), ci sono ristoranti e caffè che rimangono aperti per i non musulmani, ma è sempre meglio informarsi.

Ramadan in viaggio: consigli utili per i viaggiatori

Se viaggi in questo periodo potresti capitare in paesi più conservatori di altri, oppure in paesi che, nonostante decidano di mettersi al servizio dei turisti, il modo migliore per vivere questo periodo è sia l’adattamento ma anche l’osservazione di quello che avviene intorno a te. Ecco alcuni consigli utili:

  • Porta con te acqua e snack per consumarli in luoghi discreti, soprattutto se fa caldo.
  • Rispetta le usanze locali: se vedi che la gente evita di mangiare in pubblico, fai lo stesso.
  • Sfrutta le serate: Le città si trasformano dopo il tramonto. Approfittane per gustare l’atmosfera unica dell’Iftar, nei mercati locali o nelle piazze principali.
  • Vestiti in modo rispettoso: In alcuni paesi, durante il Ramadan è richiesto un abbigliamento più sobrio, anche per i turisti.
  • Chiedi ai locali: Se hai dubbi su cosa puoi fare o meno, non esitare a chiedere. La gente apprezza chi si interessa alle loro tradizioni!

Il Ramadan in viaggio visto con gli occhi dei “local” e dei turisti

E come anticipato a inizio di questo articolo ora lasciamo la parola a chi vive il Ramadan da local oppure alle esperienze dei turisti che hanno vissuto questa esperienza di viaggio in prima persona.
Quindi, oltre alla nostra esperienza diretta che troverai di seguito in questo articolo ti portiamo anche alcune esperienze dirette da Zanzibar e Maldive.
Qui sotto trovi gli articoli dedicati ad ogni testimonianza
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pensi che andare a Zanzibar nel periodo del Ramadan possa in qualche modo rovinati la vacanza? In questo articolo ti spieghiamo perchè il ramadan può essere un punto di forza del tuo viaggio. soprattutto se ti piace viaggiare a contatto con la cultura locale

Ramadan a Zanzibar

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Hai pensato di fare un viaggio alle Maldive nel periodo del Ramadan? E magari hai paura che il Ramadan significhi "perdersi qualcosa" nell'esperienza totale del tuo viaggio? In questo articolo facciamo chiarezza su cosa significa affrontare questo periodo particolare per la religione musulmana in questa meta e ti spieghiamo perché secondo noi è una favolosa esperienza da fare.

Ramadan alle Maldive

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La nostra esperienza di Ramadan in viaggio in Turchia

il nostro viaggio in Turchia, qui una foto della Cappadocia dall’alto e un albero colmo di “occhi di allah”, portafortuna.

Ad esempio la nostra unica esperienza diretta di Ramadan in viaggio è avvenuta nel 2013 durante un tour in Turchia che quell’anno è capitato ad agosto. Un’esperienza troppo breve e troppo limitata da portare come esempio ma che potrebbe comunque esserti utile.Il nostro soggiorno ad Istanbul è coinciso con gli ultimi tre giorni di Ramadan e non abbiamo assolutamente trovato disagi, anzi alla sera la piazza della Moschea di Sultanahmet era sempre piena di locali e turisti. Questo ci ha dato l’impulso a dire che dobbiamo assolutamente tornare in questa città perché ci è parsa davvero viva!

Un aspetto negativo invece lo abbiamo trovato durante lo spostamento tra Istanbul e Ankara, avvenuto proprio durante alla fine del Ramadan: le strade erano talmente trafficate di persone che si recavano a festeggiare con le famiglie o verso il mare, che non siamo riusciti ad arrivare in tempo a destinazione e abbiamo saltato una tappa del nostro tour.

Conclusione sul Ramadan in Viaggio

Viaggiare durante il Ramadan può essere un’esperienza unica e arricchente, a patto di sapere cosa aspettarsi. Con un po’ di adattamento e rispetto, potrai vivere da vicino una delle tradizioni più affascinanti del mondo musulmano. E magari, al tramonto, potresti trovarti a condividere un pasto con persone del posto, scoprendo sapori e usanze che altrimenti non avresti mai conosciuto.

E non dimenticare di augurare “Ramadan Kareem” a tutti.

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Viaggiare nel mondo arabo: miti da sfatare e culture da riscoprire

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Viaggiare nel mondo arabo: miti da sfatare e culture da riscoprire

Dopo tanti anni di assenza quest’anno abbiamo ripreso a viaggiare nel mondo arabo. Siamo da poco stati in Egitto e a ottobre… ci sarà una nuova destinazione in cui ci avventureremo nella cultura locale. Destinazioni che però sono ancora molto soggette a pregiudizi e miti da parte di noi occidentali. Soprattutto in questo periodo storico in cui è esploso l’ennesimo conflitto armato.

A fine febbraio ho conosciuto Rosanna Maryam Sirignano, un’ esperta qualificata in Lingua e cultura Araba e Studi Islamici e si occupa di divulgazione della cultura araba attraverso la sua piattaforma di formazione transculturale MaryamEd. Uno di quegli incontri felici che ti ricordano quanto sia meraviglioso conoscere persone nuove e di grandissimo valore. È bastata una sola lunghissima colazione assieme in cui quasi per caso abbiamo parlato di viaggi, Egitto e cultura araba. E la domanda è nata spontaneamente: “Ma se facessimo collaborare i nostri rispettivi progetti”?

Quindi vi presento la prima delle tante – spero, perché starei ore a sentirla parlare – chiacchierate sul mondo arabo, a caccia di stereotipi e pregiudizi da sfatare. Una lunga ma interessantissima intervista che offre tantissimi spunti per iniziare a viaggiare nel mondo arabo. Tra le culture che si affacciano nella sponda opposta del Mediterraneo con occhi e curiosità nuova.

Perché viaggiare significa anche questo, no?

Viaggiare nel mondo arabo: L’Egitto fa scuola

Elisa: Grazie Rosanna Maryam per essere qui con me a parlare di mondo arabo.

Rosanna Maryam: Grazie a te per questo invito.

Elisa: Tu hai conseguito un dottorato in studi islamici in Germania e durante i tuoi studi hai anche vissuto a Damasco, in Tunisia e Palestina immergendoti completamente nella cultura e nelle usanze di quei luoghi.

Abbiamo appena fatto un viaggio “fai da te” in Egitto, nella fattispecie a Sharm el Sheikh, un luogo forse un po’ lontano da questo tipo di vacanza nell’immaginario collettivo. (ma per scoprire tutto sull’organizzazione di un viaggio fai da te a Sharm clicca qui) E mi è venuto in mente quanto sia ancora un paese carico di pregiudizi e stereotipi. Da una parte conosciamo l’Egitto per quello che ci viene insegnato a scuola: una civiltà millenaria, le dinastie dei faraoni, le piramidi. Poi c’è un gap lunghissimo che ci porta ai giorni nostri, in cui vediamo spesso l’Egitto con gli occhi dei dépliant, dei tour operator, dei resort di lusso.

Non sappiamo bene cosa sia successo in questo lasso di tempo ma parliamo di Egitto in questi termini: un paese povero, pericoloso, che vive solo di turismo, dove noi occidentali veniamo visti come dei “portafogli che camminano”. Ecco io vorrei sfatare alcuni di questi stereotipi e spiegare cosa vuol dire davvero fare un viaggio nel mondo arabo.

Rosanna Maryam: Grazie mille di aver menzionato l’Egitto perché è veramente emblematico per il modo in cui noi guardiamo i paesi arabi, nel modo in cui viaggiamo verso I paesi arabi. Ma sfatiamo qualche mito e rompiamo i pregiudizi per capire un qual è la realtà più profonda. Partiamo dal presupposto che vogliamo permettere a tutti coloro che intendono viaggiare verso l’Egitto e in generale verso il mondo arabo di godere al 100% del loro viaggio e non perdersi pezzi. Non è il solo viaggiare che apre la mente o ci arricchisce ma il modo in cui viaggiamo, le nostre convinzioni, il modo in cui vediamo le cose. Questo può cambiare la realtà.

Mondo arabo e colonialismo

Non dobbiamo infatti fermarci all’idea che nel fare un viaggio in Egitto valga solo la pena: visitare i siti di storia antica come le piramidi, la sfinge, Il Cairo, Luxor o della Valle dei Templi. Perché se mi fermo a guardare solo quello che c’è rimasto dal punto di vista proprio archeologico non vedrò il resto. Anzi, sarà proprio quel resto a darmi fastidio.

Io sono un’esperta di storia dell’orientalismo. Che cos’è l’orientalismo? È un termine che è stato coniato dal grande e intellettuale palestinese Edward Said che ha scritto un libro importantissimo che segna l’inizio di quelli che vengono chiamati flussi postcoloniali. Lui analizza la produzione di conoscenza che viene fatta sull’Oriente e parte dei suoi studi sono proprio dedicati all’Egitto. Scopriamo così che gli Europei cominciano a conoscere il mondo arabo, proprio l’Egitto, alla fine dell’ 800 con la spedizione di Napoleone. Una storia quindi fatta di colonialismo e imperialismo da parte del mondo occidentale sul mondo arabo. Questo non va dimenticato perché è la chiave: il mondo arabo è stato inizialmente sfruttato e dominato. Poi questi paesi sono diventati sì indipendenti con un processo politico di decolonizzazione ma non è detto che questo processo sia anche avvenuto nella nostra mentalità.

L’immaginario dell’Oriente

Ovviamente io sto semplificando al massimo, sono questioni molto complesse, fatti di rapporti di dominanza e sfruttamento. Ma cominciamo a recuperare questa parte di storia sociale e politica perché questa ha influito sulla nostra conoscenza e sul nostro immaginario. Da un lato, l’immaginario dell‘Oriente esotico, misterioso, di civiltà antiche che dobbiamo recuperare. Dall’altro lato un Oriente retrogrado, privo di diritti e quindi in qualche modo da salvare. Queste idee sono molto radicate in noi ancora oggi. E se non proviamo almeno a stemperarle a guardare – come mi piace dire – oltre i confini delle nostre convinzioni rischiamo di investire tempo, denaro ed energie nei nostri viaggi perdendoci la bellezza del viaggio stesso.

Ti faccio un esempio che riguarda proprio la storia del turismo. Non tutti sanno che il primo pacchetto vacanze, cioè il primo tour organizzato con tanto di pacchetto con all’interno il viaggio, alloggio e tappe da visitare, è stato creato dal grande Thomas Cook. La la sua agenzia esiste ancora oggi ed è gestita ormai dalla sua famiglia. Questo tour nacque per un viaggio in Palestina, nella Terra Santa.

Come il mondo arabo ha influito sul turismo

Io, nel corso delle mie ricerche, ho analizzato tantissimi diari di viaggio scritti nel ‘900 da italiani che potremmo definire travel blogger dell’epoca. D’altronde il travel blogging esiste da sempre, da sempre le persone si sono cimentate a raccontare i propri viaggi. E questi documenti si riferivano appunto ai tour in Palestina che, essendo così vicina all’Egitto, proponevano questa meta perché anche l’Egitto ha diversi luoghi legati alle storie della Bibbia. Ed è molto interessante leggere che alcuni restavano delusi perché erano convinti di andare in Terra Santa per ripercorrere i luoghi in cui aveva vissuto Gesù ma si ritrovano in un mondo pieno di musulmani, pieno di moschee… non ritrovano quello che si aspettavano, che si erano immaginati e rimanevano delusi.

E la delusione va sempre di pari passo alle aspettative che ci facciamo! Quindi il miglior consiglio che posso dare a chi viaggia è di non immaginare, di non avere aspettative rispetto a quello che si scopre in un viaggio, per non rimanere delusi. Quindi anche conoscere la storia del turismo, è molto interessante perché viaggiare nel mondo arabo in effetti ha rappresentato per diversi secoli un’ attrazione da parte degli occidentali ma con delle aspettative precise. Abbiamo fatto l’esempio della Palestina per la Terra Santa, ma possiamo fare altri esempi riferendoci ad un “altro Oriente”. Quello dell’India, del Giappone e alla Cina. Luoghi sì di spiritualità, in cui si va per ritrovare se stessi – il che è anche vero – in cui c’è molto altro rispetto a questo immaginario che rischiamo di perderci.

Viaggiare nel mondo arabo per conoscere le persone

Come fare allora? Attingiamo quindi dalla cultura araba, in cui si dice “non viaggiare per guardare gli oggetti ma viaggia per conoscere le persone”. Questa è la chiave: non isolarsi mai durante il viaggio. Se si viaggia per aprire la mente, ampliare le proprie prospettive, provare a relazionarsi davvero con le persone locali allora possiamo comprendere finalmente che cosa è avvenuto tra quello che abbiamo imparato a scuola e quello che succede oggi.

E solo facendo ciò si può considerare la contemporaneità non in termini di corruzione ma di valore. Noi occidentali abbiamo infatti anche questo pensiero ricorrente: tutto ciò che ha a che fare con l’antichità e quindi i reperti archeologici, i musei, i resti dei tempi sono cose che vale la pena visitare, instagrammare. Invece tutto quello che è contemporaneo o più recente appartiene più alla sfera dell’ordinario e non vale la pena di essere visto. Soprattutto esteticamente perché siamo abituati appunto a dare più valore a ciò che è antico. Dobbiamo invece cercare la storia anche nei luoghi esteticamente meno affascinanti, cercare la storia che c’è dietro a un palazzo, che c’è dietro a una piazza, assaggiare i cibi, capire perché si cucina in quel modo, provare ad andare nei luoghi frequentati dalle persone del posto piuttosto che in quelli che sono confezionati per i turisti.

Il confronto con l’Italia e i suoi stereotipi

E questo lo possiamo vedere anche in Italia no? Perché siamo un paese turistico per antonomasia. Te lo dico da Campana che ha visto quanto sia cambiata Napoli negli ultimi anni. Napoli per noi è un museo a cielo aperto ed è diventata una città a misura di turista. Si è adattata a quello che il turista medio cerca, tra cui anche la comodità. E da un lato sì il turista deve avere questa comodità ma se in un viaggio ci aggrappiamo solo a quelle ritorniamo a casa uguali a come eravamo prima di partire.

Tra l’altro il paragone con Napoli secondo me è molto calzante. Fino a poco tempo fa abitavo in Germania e quando spiegavo che sono originaria di una città vicino a Napoli (vivo infatti in provincia di Avellino, in Irpinia, ma Napoli è la città conosciuta più vicina), le domande che mi venivano fatte più spesso erano del tipo: “Ma tu che nel periodo universitario hai vissuto a Napoli… com’ è stare a Napoli? Ma si può uscire di casa? La Camorra esiste veramente? E che cos’è la Camorra?”. Una ragazza addirittura mi chiese: “Ma tu hai mai incontrato un mafioso?”

Questo fa parte del nostro immaginario. E questo, a noi italiani, infastidisce.

Elisa: Sì, e ce lo portiamo dietro purtroppo ovunque.

Rosanna Maryam: Esatto, ce lo portiamo ovunque, ci infastidisce, ma perché? Non perché non sia vero, o almeno è vero che comunque alcune zone di Napoli sono pericolose, ma sono pericolose come sono pericolosi alcuni quartieri in qualsiasi grande città. Le grandi città hanno anche questa caratteristica, ma questa non è l’unica loro verità.

Abbracciare la complessità

Quindi viaggiare con un’unica idea in testa e aspettarsi che quell’idea sia soddisfatta non ci permette di abbracciare la complessità, che è più interessante. I paesi arabi sono presentati sempre negli aspetti negativi, e questo abbiamo detto ha una storia precisa che ha a che fare con la politica, che ha che fare – se possiamo sintetizzarlo – con il bisogno dell’Europa e del mondo occidentale di sentirsi e di presentarsi al mondo come “il migliore”.

È il cosiddetto Eurocentrismo. L’Europa è al centro, è quella che detta le regole. L’Europa intesa come occidente allargato, in cui includiamo anche gli Stati Uniti. Mentre tutto il resto del mondo che non è civilizzato abbastanza ha bisogno di essere salvato, ha bisogno del potere occidentale perché da solo non ce la può fare. Questi sono stati i pensieri che hanno permesso la colonizzazione. E siamo tutti d’accordo sia stata una grandissima ingiustizia e oppressione. Ma questa mentalità la portiamo con noi ancora oggi.

L’immaginario collettivo dell’Islam

Ancora oggi si continua a veicolare l’idea che i musulmani siano persone potenzialmente pericolose e io da persona musulmana lo vivo sulla mia pelle: prima di presentarsi uno deve sempre rassicurare l’altra persona di non essere pericoloso. Questo è un male che si ripercuote su tutti perché non tutti sono razzisti, non tutti sono islamofobi, ma questa idea è talmente ripetuta, ripetuta, ripetuta, che come si dice: “se una bugia è ripetuta tante volte poi alla fine diventa verità”. Nell’immaginario collettivo i musulmani sono potenzialmente pericolosi, dunque i paesi arabi – che non sono gli unici paesi ad essere a maggioranza islamica – vengono considerati appunto paesi più pericolosi di altri.

E i paesi arabi hanno sicuramente delle peculiarità, delle caratteristiche… ma che cosa intendiamo per pericolosità? E così torniamo al punto di prima: anche in Italia ci sono zone pericolose, soprattutto per le donne. Facciamoci delle domande! Perché in Italia essere donna e uscire tardi la sera in molti casi è più pericoloso che per un uomo? Questo problema è arabo, italiano, ma non solo perché è così in tutto il mondo. Il rischio di essere derubati c’è nella stazione di Milano, Napoli o Il Cairo. Quindi ampliamo lo sguardo, no? Anche nei viaggi ci sono situazioni in cui occorre essere cauti ma non dobbiamo attribuire la pericolosità ad una data cultura ad un dato posto. Assolutamente.

Viaggiare nel mondo arabo per abbracciare la diversità

Elisa: Ecco, se c’è una cosa che mi ha molto colpito di quello che hai detto riguardo il viaggiare nel mondo arabo è appunto abbracciare la cultura, la diversità. Questo è qualcosa che io e Daniele -nel nostro modo di viaggiare – facciamo sempre. Anche ad esempio quando dobbiamo decidere le strutture ricettive ospitanti, preferiamo per esempio non scegliere posti in cui potresti essere ovunque nel mondo che so,Tokyo, Urgada, Napoli, New York. Perché di fatto vieni rinchiuso in una sorta di Disneyland e in quei metri quadrati hai sì a disposizione un mondo di possibilità. Ma non ti rendi conto effettivamente di dove sei e di quello che puoi fare in quel territorio.

Nei Resort egiziani c’è la barriera corallina, quindi ti rendi conto di essere nel Mar Rosso e di avere a disposizione una delle barriere coralline più belle del mondo, oppure hai strutture che ci adattano – o almeno si spera – al territorio circostante, però ti viene detto non uscire, che devi fare le escursioni che ti consigliano loro perché sono le uniche sicure. E si rischia di perdersi quello che c’è fuori. Nel nostro viaggio in Egitto siamo stati ospiti di un appartamento all’interno in un Resort ma lo abbiamo mostrato come una delle tante possibilità a disposizione per il viaggiatore. (Sei curioso di sapere dove abbiamo alloggiato? Clicca su questo articolo!)

Nonostante i conflitti armati

E c’è anche da dire un’altra cosa: molte persone in questo momento rifiutano di andare a visitare luoghi come l’Egitto, la Giordania o il Marocco perché li reputano troppo vicini alla guerra che sta avvenendo nei territori di Gaza, ma geograficamente sono in tanti a non sapere neanche dove siano questi territori. Teniamo infatti presente che noi in Italia siamo comunque vicini ad un’altra guerra – quella in Ucraina – e facendo un po’ un calcolo le distanze sono quasi simili tra noi e l’Ucraina, noi e l’Egitto, Gaza.

Eppure c’è una tanta paura. Ad esempio in Egitto sono stati costretti ad abbassare i prezzi dell’indotto turistico proprio per questa percezione. Ma la paura deriva anche delle notizie frammentarie che ci vengono date e solamente chi ha davvero l’interesse per quei determinati argomenti approfondisce. E anche questo secondo me è un limite che va superato, che cosa ne pensi?

Rosanna Maryam: Assolutamente. Noi siamo abituati a vedere il mondo arabo come un unico blocco e non solo geograficamente. Si può invece dividere in tre macro aree: Medio Oriente, Paesi del Golfo e Nord Africa. Così come i territori palestinesi occupati che sono 23, non uno solo. Quindi già queste tre macro aree presentano delle grandi differenze tra loro, ogni paese ha le sue particolarità. In più possono essere paesi che confinano tra loro ma in realtà sono molto distanti.

In questo momento – uno dei momenti più tragici del nostro XX secolo – sì, si sta consumando un genocidio a Gaza e Gaza confina direttamente con l’Egitto. L’Egitto, ha sicuramente una connessione storica, geografica e politica con Israele e i territori palestinesi. Ma i luoghi in cui i bombardamenti sono in atto sono molto distanti da Il Cairo ad esempio.

L’informazione è la chiave per superare la paura di viaggiare in queste zone

Hai fatto l’esempio dell’Ucraina – ovviamente sono due situazioni diverse, lì parliamo di guerra mentre a Gaza sta andando in scena un genocidio e questo non lo dico io ma è quanto è stato stabilito dalla Corte Internazionale di Giustizia e dalla Relatrice Speciale delle Nazioni Unite.

Ecco, i bombardamenti, sia in Ucraina che a Gaza non si sposteranno da un giorno all’altro in un altro paese. Le guerre hanno delle dinamiche di geopolitica molto complesse, non sono come le catastrofi naturali che in poco si spostano da una zona all’altra. Io stessa non sono un’esperta di geopolitica, conosco ciò che è funzionale al mio lavoro, ma se la paura di viaggiare verso queste mete è tanta e non si ha il tempo di informarsi si possono consultare direttamente agli esperti di geopolitica.

Purtroppo siamo nel 2024 e la soluzione ai problemi continua ad essere la guerra. E nel mondo ci sono molte guerre dimenticate, di cui non si parla nemmeno. È assurdo che nel 2024 continuino ad esserci morti, spargimenti di sangue e distruzione… io cerco di darmi una spiegazione ma davvero non riesco a farlo!

E poi un’altra cosa: nei paesi davvero pericolosi anche solo prenotare aerei attualmente non è proprio possibile. Quindi se ci viene data la disponibilità a viaggiare in Egitto è perché non è una meta pericolosa. A diffrenza di Tel Aviv, in cui non è proprio possibile volare.

Conoscere i veri storyteller del luogo

Io ho trascorso molto tempo in Siria, il mio primo libro parla proprio della Siria, del modo in cui sono arrivata lì con tutte le mie convinzioni. Sono stata lì quattro mesi per studiare e con tutto il rispetto c’erano degli italiani che vivevano tutti nello stesso quartiere con tutta una serie di… diciamo così… dinamiche molto occidentali. Ho vissuto lì per circa un mese poi sono andata in un quartiere diverso dove ogni giorno andavo al mercato e parlavo con i vecchietti perché erano i migliori storyteller del luogo.

Sono tonata a casa che parlavo l’arabo e ricca di un’esperienza che ha fatto diventare la Siria il mio paese d’adozione. Proprio perché lì facevo le cose ordinarie, quelle che fanno quotidianamente i suoi abitanti. Certo, non ero andata lì per una vacanza ma ovunque, in una qualsiasi vacanza, anche solo di una settimana o 10 giorni si può sperimentare la quotidianità e questo ci aiuta ad assaporare il luogo, ci lascia arricchiti e cambiati. Altrimenti perché prendere un aereo per andare dall’altra parte del Mediterraneo? Perché farlo? Abbiamo bellissimi posti qui in Italia senza spostarci più di tanto.

Viaggiare nel mondo arabo per ritrovare pezzi della nostra cultura

Ma se da italiani decidiamo di fare un viaggio nell’altra sponda del Mediterraneo possiamo provare a ritrovare dei pezzi della nostra cultura che sembra tanto diversa dalla nostra ma non è così. Il mondo arabo fa parte delle nostre radici culturali, dimenticate e negate. Non solo perché parte del nostro paese è stato arabo ma perché abbiamo la stessa cultura mediterranea. Andiamo a cercare connessioni, l’intreccio della nostra identità mediterranea che sta dall’altra parte. Ecco perché consiglio di non fermarsi alle notizie delle fonti “mainstream”, ma consiglio di andare oltre, rivolgersi agli esperti, consultare giornali specializzati, guardare il curriculum di chi tratta questi temi. Che è diverso dal dire: “Tranquilli non può succedere niente di male”.

Ricordo, la prima volta che io sono andata in Palestina, un paese in cui da più di 65 anni c’è una situazione molto complessa ma non entrerò in questa questione. In Palestina avevo paura di viaggiare verso Israele, perché nel raggiungere Tel Aviv ci sono tutta una serie di passaggi di sicurezza tra le varie città e già questa cosa fa un po’ paura. Ricordo un’amica che mi disse: “Hai più probabilità che uscendo di casa ti cada una tegola in testa!” Certo! Può succedere! Gli imprevisti avvengono che tu sia in viaggio o comodamente a casa. Ma vivere in viaggio con l’ansia e dire: “Speriamo che non mi succeda niente”, ci fa perdere la bellezza! Anzi, poiché purtroppo per questa tragica situazione i prezzi si sono abbassati parecchio perché non…

Elisa: Approfittarne! Certo!

Trovare l’equilibrio tra relax ed esperienze

Rosanna Maryam: Un’ultima cosa. Tu prima hai nominato i Resort. In vacanza c’è chi va più all’avventura e chi invece vuole l’appoggio comodo, ognuno ha le sue. L’importante è vivere la complessità e la diversità. Può essere la complessità e la diversità della Sfinge, di un Museo, ma anche di Piazza Tahrir, dei giovani, delle discoteche. E va bene anche avere un appoggio comodo per fare questo, che si tratti di un hotel a 5 stelle, un appartamento o un Resort. Può essere il nostro modo di farci una coccola. Il nostro modo di dire “mi permetto di vivere per tot giorni in un ambiente super gustoso e comodo, perché comunque è una vacanza e il riposo e il confort ci stanno.

L’importante è sempre trovare un equilibrio tra la comodità e il non muoversi, che accennavi prima, che non ci fa vivere il luogo in cui siamo atterrati. D’altronde, anche a Napoli, a Venezia o in Toscana, ci sono strutture fatte per regalare al turista un’esperienza di comfort e che offrono quello che il turista si aspetta e in Egitto succede la stessa cosa. Perché è chiaro: l’intento non è quello di creare uno shock… tutt’altro! Creare delle strutture ricettive adeguate è anche un modo per dimostrare accoglienza.

Viaggiare nel mondo arabo per trovarsi a metà strada tra due culture

Elisa: Quello che non consigliamo mai alle persone è di andare in un luogo culturalmente diverso dal nostro e pretendere per esempio di mangiare italiano! Il cibo non è solo una questione culturale ma va a pari passo con le condizioni ambientali del luogo. In un paese caldo alcuni cibi non sono idonei alle temperature elevate. Quindi è giusto abbracciare quel tipo di cucina perché è perfetta per il luogo ma è anche ottimale per la salute del nostro corpo. L’esperienza culinaria locale è una delle esperienze che io e Daniele amiamo più fare in viaggio. Non solo perché ci piace assaggiare di tutto ma proprio perché è un modo per comprendere la cultura locale, provare a uscire dai propri schemi anche in questo modo.

Io trovo interessantissimo tutto quello che hai detto, ci sono tutti gli strumenti per elaborare il concetto di “viaggiare nel mondo arabo” e iniziare a capire i meccanismi di tutto questo discorso. A me ha toccato molto quello che hai detto riguardo la cultura islamica, soprattutto rispetto al fatto che l’Islam è sempre visto come brutto e cattivo. Io ho vissuto in prima persona l’11 settembre a New York, dato che la mia famiglia vive lì e non ti nego che ancora adesso parlare di Islam nella mia famiglia è una questione molto dedicata. C’è una convinzione ancora radicata in moltissime persone che la panacea di tutti i mali sia proprio la religione islamica.

Il velo dentro

Quindi aver letto il tuo libro “Il velo dentro” per me è stato molto illuminante, un balsamo. Te lo dico perché ho divorato il tuo racconto che poi anche quello è un viaggio. Un viaggio di dieci anni attraverso la tua conversione all’Islam che è cambiata esattamente come tu sei cambiata come persona in questi anni. Tutti noi ci evolviamo e facciamo nostre le culture, le tradizioni. Niente è monolitico e senza evoluzione e questo vale anche per la religione. Che sia l’islam o il cattolicesimo, ogni religione risuona in noi in modo diverso, ognuno di noi le vive in un modo diverso.

Quindi volevo concludere dicendoti grazie per quello che hai detto oggi e soprattutto per le tue parole che hai scritto in questo libro. Io invito tutte le persone a leggerlo, se non altro per leggere una storia diversa, particolare, qualcosa che non conoscono. Ci sono diversi aspetti che noi non conosciamo dell’Islam, non dico che tutti debbano conoscerli però vale la pena capirli. Entrare in contatto anche in maniera leggera con quegli aspetti secondo me è una cosa che può far bene. Per sfatare dei pregiudizi. Quindi ti ringrazio davvero.

Conoscere e andare oltre

Rosanna Maryam: Grazie mille. Tu hai nominato l’ 11 settembre, e per me l’interesse per l’islam è nato dopo, perché in quella data ero adolescente. Il mio primo interesse è stato quello di voler salvare le donne musulmane, dipinte come oppresse, sempre in catene. Il problema non è certo la religione, ma l’uso che se ne fa più le questioni geopolitiche, sociali, economiche, eccetera. Solo dopo ho scoperto la complessità di questo aspetto: quando ho conosciuto le persone. E quando ho conosciuto le persone -in particolare le donne musulmane – mi sono accorta della complessità, della bellezza, della varietà anche della loro mentalità. Anzi il mio lavoro è proprio quello di restituire questa bellezza proprio laddove esistono situazioni in cui il l’Islam viene utilizzato come strumento per fare del male.

Elisa: Che poi conoscere le persone è stato il primo tema che oggi abbiamo affrontato in questo nostro viaggio nel mondo arabo e il cerchio si chiude. Questo concetto è un pò la chiave di tutti i viaggi “Twomaketravel”. Conoscere le persone, immergersi nella cultura, parlare con I locali. Viviamo nel 2024 e molte barriere linguistiche ora sono abbattute nel senso che almeno l’inglese lo si sa o se non altro anche a gesti ci si capisce…

Rosanna Maryam: Che poi gli arabi riescono a capire qualsiasi cosa.

Elisa: Esatto, riusciamo a farci capire… conoscere e andare oltre. Credo che sia un bel messaggio con il quale chiudere questa nostra chiacchierata. Grazie.

Rosanna Maryam: Grazie a te!

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