Viaggiare nel mondo arabo: miti da sfatare e culture da riscoprire
Dopo tanti anni di assenza quest’anno abbiamo ripreso a viaggiare nel mondo arabo. Siamo da poco stati in Egitto e a ottobre… ci sarà una nuova destinazione in cui ci avventureremo nella cultura locale. Destinazioni che però sono ancora molto soggette a pregiudizi e miti da parte di noi occidentali. Soprattutto in questo periodo storico in cui è esploso l’ennesimo conflitto armato.
A fine febbraio ho conosciuto Rosanna Maryam Sirignano, un’ esperta qualificata in Lingua e cultura Araba e Studi Islamici e si occupa di divulgazione della cultura araba attraverso la sua piattaforma di formazione transculturale MaryamEd. Uno di quegli incontri felici che ti ricordano quanto sia meraviglioso conoscere persone nuove e di grandissimo valore. È bastata una sola lunghissima colazione assieme in cui quasi per caso abbiamo parlato di viaggi, Egitto e cultura araba. E la domanda è nata spontaneamente: “Ma se facessimo collaborare i nostri rispettivi progetti”?
Quindi vi presento la prima delle tante – spero, perché starei ore a sentirla parlare – chiacchierate sul mondo arabo, a caccia di stereotipi e pregiudizi da sfatare. Una lunga ma interessantissima intervista che offre tantissimi spunti per iniziare a viaggiare nel mondo arabo. Tra le culture che si affacciano nella sponda opposta del Mediterraneo con occhi e curiosità nuova.
Perché viaggiare significa anche questo, no?
Viaggiare nel mondo arabo: L’Egitto fa scuola
Elisa: Grazie Rosanna Maryam per essere qui con me a parlare di mondo arabo.
Rosanna Maryam: Grazie a te per questo invito.
Elisa: Tu hai conseguito un dottorato in studi islamici in Germania e durante i tuoi studi hai anche vissuto a Damasco, in Tunisia e Palestina immergendoti completamente nella cultura e nelle usanze di quei luoghi.
Abbiamo appena fatto un viaggio “fai da te” in Egitto, nella fattispecie a Sharm el Sheikh, un luogo forse un po’ lontano da questo tipo di vacanza nell’immaginario collettivo. (ma per scoprire tutto sull’organizzazione di un viaggio fai da te a Sharm clicca qui) E mi è venuto in mente quanto sia ancora un paese carico di pregiudizi e stereotipi. Da una parte conosciamo l’Egitto per quello che ci viene insegnato a scuola: una civiltà millenaria, le dinastie dei faraoni, le piramidi. Poi c’è un gap lunghissimo che ci porta ai giorni nostri, in cui vediamo spesso l’Egitto con gli occhi dei dépliant, dei tour operator, dei resort di lusso.
Non sappiamo bene cosa sia successo in questo lasso di tempo ma parliamo di Egitto in questi termini: un paese povero, pericoloso, che vive solo di turismo, dove noi occidentali veniamo visti come dei “portafogli che camminano”. Ecco io vorrei sfatare alcuni di questi stereotipi e spiegare cosa vuol dire davvero fare un viaggio nel mondo arabo.
Rosanna Maryam: Grazie mille di aver menzionato l’Egitto perché è veramente emblematico per il modo in cui noi guardiamo i paesi arabi, nel modo in cui viaggiamo verso I paesi arabi. Ma sfatiamo qualche mito e rompiamo i pregiudizi per capire un qual è la realtà più profonda. Partiamo dal presupposto che vogliamo permettere a tutti coloro che intendono viaggiare verso l’Egitto e in generale verso il mondo arabo di godere al 100% del loro viaggio e non perdersi pezzi. Non è il solo viaggiare che apre la mente o ci arricchisce ma il modo in cui viaggiamo, le nostre convinzioni, il modo in cui vediamo le cose. Questo può cambiare la realtà.
Mondo arabo e colonialismo
Non dobbiamo infatti fermarci all’idea che nel fare un viaggio in Egitto valga solo la pena: visitare i siti di storia antica come le piramidi, la sfinge, Il Cairo, Luxor o della Valle dei Templi. Perché se mi fermo a guardare solo quello che c’è rimasto dal punto di vista proprio archeologico non vedrò il resto. Anzi, sarà proprio quel resto a darmi fastidio.
Io sono un’esperta di storia dell’orientalismo. Che cos’è l’orientalismo? È un termine che è stato coniato dal grande e intellettuale palestinese Edward Said che ha scritto un libro importantissimo che segna l’inizio di quelli che vengono chiamati flussi postcoloniali. Lui analizza la produzione di conoscenza che viene fatta sull’Oriente e parte dei suoi studi sono proprio dedicati all’Egitto. Scopriamo così che gli Europei cominciano a conoscere il mondo arabo, proprio l’Egitto, alla fine dell’ 800 con la spedizione di Napoleone. Una storia quindi fatta di colonialismo e imperialismo da parte del mondo occidentale sul mondo arabo. Questo non va dimenticato perché è la chiave: il mondo arabo è stato inizialmente sfruttato e dominato. Poi questi paesi sono diventati sì indipendenti con un processo politico di decolonizzazione ma non è detto che questo processo sia anche avvenuto nella nostra mentalità.
L’immaginario dell’Oriente
Ovviamente io sto semplificando al massimo, sono questioni molto complesse, fatti di rapporti di dominanza e sfruttamento. Ma cominciamo a recuperare questa parte di storia sociale e politica perché questa ha influito sulla nostra conoscenza e sul nostro immaginario. Da un lato, l’immaginario dell‘Oriente esotico, misterioso, di civiltà antiche che dobbiamo recuperare. Dall’altro lato un Oriente retrogrado, privo di diritti e quindi in qualche modo da salvare. Queste idee sono molto radicate in noi ancora oggi. E se non proviamo almeno a stemperarle a guardare – come mi piace dire – oltre i confini delle nostre convinzioni rischiamo di investire tempo, denaro ed energie nei nostri viaggi perdendoci la bellezza del viaggio stesso.
Ti faccio un esempio che riguarda proprio la storia del turismo. Non tutti sanno che il primo pacchetto vacanze, cioè il primo tour organizzato con tanto di pacchetto con all’interno il viaggio, alloggio e tappe da visitare, è stato creato dal grande Thomas Cook. La la sua agenzia esiste ancora oggi ed è gestita ormai dalla sua famiglia. Questo tour nacque per un viaggio in Palestina, nella Terra Santa.
Come il mondo arabo ha influito sul turismo
Io, nel corso delle mie ricerche, ho analizzato tantissimi diari di viaggio scritti nel ‘900 da italiani che potremmo definire travel blogger dell’epoca. D’altronde il travel blogging esiste da sempre, da sempre le persone si sono cimentate a raccontare i propri viaggi. E questi documenti si riferivano appunto ai tour in Palestina che, essendo così vicina all’Egitto, proponevano questa meta perché anche l’Egitto ha diversi luoghi legati alle storie della Bibbia. Ed è molto interessante leggere che alcuni restavano delusi perché erano convinti di andare in Terra Santa per ripercorrere i luoghi in cui aveva vissuto Gesù ma si ritrovano in un mondo pieno di musulmani, pieno di moschee… non ritrovano quello che si aspettavano, che si erano immaginati e rimanevano delusi.
E la delusione va sempre di pari passo alle aspettative che ci facciamo! Quindi il miglior consiglio che posso dare a chi viaggia è di non immaginare, di non avere aspettative rispetto a quello che si scopre in un viaggio, per non rimanere delusi. Quindi anche conoscere la storia del turismo, è molto interessante perché viaggiare nel mondo arabo in effetti ha rappresentato per diversi secoli un’ attrazione da parte degli occidentali ma con delle aspettative precise. Abbiamo fatto l’esempio della Palestina per la Terra Santa, ma possiamo fare altri esempi riferendoci ad un “altro Oriente”. Quello dell’India, del Giappone e alla Cina. Luoghi sì di spiritualità, in cui si va per ritrovare se stessi – il che è anche vero – in cui c’è molto altro rispetto a questo immaginario che rischiamo di perderci.
Viaggiare nel mondo arabo per conoscere le persone
Come fare allora? Attingiamo quindi dalla cultura araba, in cui si dice “non viaggiare per guardare gli oggetti ma viaggia per conoscere le persone”. Questa è la chiave: non isolarsi mai durante il viaggio. Se si viaggia per aprire la mente, ampliare le proprie prospettive, provare a relazionarsi davvero con le persone locali allora possiamo comprendere finalmente che cosa è avvenuto tra quello che abbiamo imparato a scuola e quello che succede oggi.
E solo facendo ciò si può considerare la contemporaneità non in termini di corruzione ma di valore. Noi occidentali abbiamo infatti anche questo pensiero ricorrente: tutto ciò che ha a che fare con l’antichità e quindi i reperti archeologici, i musei, i resti dei tempi sono cose che vale la pena visitare, instagrammare. Invece tutto quello che è contemporaneo o più recente appartiene più alla sfera dell’ordinario e non vale la pena di essere visto. Soprattutto esteticamente perché siamo abituati appunto a dare più valore a ciò che è antico. Dobbiamo invece cercare la storia anche nei luoghi esteticamente meno affascinanti, cercare la storia che c’è dietro a un palazzo, che c’è dietro a una piazza, assaggiare i cibi, capire perché si cucina in quel modo, provare ad andare nei luoghi frequentati dalle persone del posto piuttosto che in quelli che sono confezionati per i turisti.
Il confronto con l’Italia e i suoi stereotipi
E questo lo possiamo vedere anche in Italia no? Perché siamo un paese turistico per antonomasia. Te lo dico da Campana che ha visto quanto sia cambiata Napoli negli ultimi anni. Napoli per noi è un museo a cielo aperto ed è diventata una città a misura di turista. Si è adattata a quello che il turista medio cerca, tra cui anche la comodità. E da un lato sì il turista deve avere questa comodità ma se in un viaggio ci aggrappiamo solo a quelle ritorniamo a casa uguali a come eravamo prima di partire.
Tra l’altro il paragone con Napoli secondo me è molto calzante. Fino a poco tempo fa abitavo in Germania e quando spiegavo che sono originaria di una città vicino a Napoli (vivo infatti in provincia di Avellino, in Irpinia, ma Napoli è la città conosciuta più vicina), le domande che mi venivano fatte più spesso erano del tipo: “Ma tu che nel periodo universitario hai vissuto a Napoli… com’ è stare a Napoli? Ma si può uscire di casa? La Camorra esiste veramente? E che cos’è la Camorra?”. Una ragazza addirittura mi chiese: “Ma tu hai mai incontrato un mafioso?”
Questo fa parte del nostro immaginario. E questo, a noi italiani, infastidisce.
Elisa: Sì, e ce lo portiamo dietro purtroppo ovunque.
Rosanna Maryam: Esatto, ce lo portiamo ovunque, ci infastidisce, ma perché? Non perché non sia vero, o almeno è vero che comunque alcune zone di Napoli sono pericolose, ma sono pericolose come sono pericolosi alcuni quartieri in qualsiasi grande città. Le grandi città hanno anche questa caratteristica, ma questa non è l’unica loro verità.
Abbracciare la complessità
Quindi viaggiare con un’unica idea in testa e aspettarsi che quell’idea sia soddisfatta non ci permette di abbracciare la complessità, che è più interessante. I paesi arabi sono presentati sempre negli aspetti negativi, e questo abbiamo detto ha una storia precisa che ha a che fare con la politica, che ha che fare – se possiamo sintetizzarlo – con il bisogno dell’Europa e del mondo occidentale di sentirsi e di presentarsi al mondo come “il migliore”.
È il cosiddetto Eurocentrismo. L’Europa è al centro, è quella che detta le regole. L’Europa intesa come occidente allargato, in cui includiamo anche gli Stati Uniti. Mentre tutto il resto del mondo che non è civilizzato abbastanza ha bisogno di essere salvato, ha bisogno del potere occidentale perché da solo non ce la può fare. Questi sono stati i pensieri che hanno permesso la colonizzazione. E siamo tutti d’accordo sia stata una grandissima ingiustizia e oppressione. Ma questa mentalità la portiamo con noi ancora oggi.
L’immaginario collettivo dell’Islam
Ancora oggi si continua a veicolare l’idea che i musulmani siano persone potenzialmente pericolose e io da persona musulmana lo vivo sulla mia pelle: prima di presentarsi uno deve sempre rassicurare l’altra persona di non essere pericoloso. Questo è un male che si ripercuote su tutti perché non tutti sono razzisti, non tutti sono islamofobi, ma questa idea è talmente ripetuta, ripetuta, ripetuta, che come si dice: “se una bugia è ripetuta tante volte poi alla fine diventa verità”. Nell’immaginario collettivo i musulmani sono potenzialmente pericolosi, dunque i paesi arabi – che non sono gli unici paesi ad essere a maggioranza islamica – vengono considerati appunto paesi più pericolosi di altri.
E i paesi arabi hanno sicuramente delle peculiarità, delle caratteristiche… ma che cosa intendiamo per pericolosità? E così torniamo al punto di prima: anche in Italia ci sono zone pericolose, soprattutto per le donne. Facciamoci delle domande! Perché in Italia essere donna e uscire tardi la sera in molti casi è più pericoloso che per un uomo? Questo problema è arabo, italiano, ma non solo perché è così in tutto il mondo. Il rischio di essere derubati c’è nella stazione di Milano, Napoli o Il Cairo. Quindi ampliamo lo sguardo, no? Anche nei viaggi ci sono situazioni in cui occorre essere cauti ma non dobbiamo attribuire la pericolosità ad una data cultura ad un dato posto. Assolutamente.
Viaggiare nel mondo arabo per abbracciare la diversità
Elisa: Ecco, se c’è una cosa che mi ha molto colpito di quello che hai detto riguardo il viaggiare nel mondo arabo è appunto abbracciare la cultura, la diversità. Questo è qualcosa che io e Daniele -nel nostro modo di viaggiare – facciamo sempre. Anche ad esempio quando dobbiamo decidere le strutture ricettive ospitanti, preferiamo per esempio non scegliere posti in cui potresti essere ovunque nel mondo che so,Tokyo, Urgada, Napoli, New York. Perché di fatto vieni rinchiuso in una sorta di Disneyland e in quei metri quadrati hai sì a disposizione un mondo di possibilità. Ma non ti rendi conto effettivamente di dove sei e di quello che puoi fare in quel territorio.
Nei Resort egiziani c’è la barriera corallina, quindi ti rendi conto di essere nel Mar Rosso e di avere a disposizione una delle barriere coralline più belle del mondo, oppure hai strutture che ci adattano – o almeno si spera – al territorio circostante, però ti viene detto non uscire, che devi fare le escursioni che ti consigliano loro perché sono le uniche sicure. E si rischia di perdersi quello che c’è fuori. Nel nostro viaggio in Egitto siamo stati ospiti di un appartamento all’interno in un Resort ma lo abbiamo mostrato come una delle tante possibilità a disposizione per il viaggiatore. (Sei curioso di sapere dove abbiamo alloggiato? Clicca su questo articolo!)
Nonostante i conflitti armati
E c’è anche da dire un’altra cosa: molte persone in questo momento rifiutano di andare a visitare luoghi come l’Egitto, la Giordania o il Marocco perché li reputano troppo vicini alla guerra che sta avvenendo nei territori di Gaza, ma geograficamente sono in tanti a non sapere neanche dove siano questi territori. Teniamo infatti presente che noi in Italia siamo comunque vicini ad un’altra guerra – quella in Ucraina – e facendo un po’ un calcolo le distanze sono quasi simili tra noi e l’Ucraina, noi e l’Egitto, Gaza.
Eppure c’è una tanta paura. Ad esempio in Egitto sono stati costretti ad abbassare i prezzi dell’indotto turistico proprio per questa percezione. Ma la paura deriva anche delle notizie frammentarie che ci vengono date e solamente chi ha davvero l’interesse per quei determinati argomenti approfondisce. E anche questo secondo me è un limite che va superato, che cosa ne pensi?
Rosanna Maryam: Assolutamente. Noi siamo abituati a vedere il mondo arabo come un unico blocco e non solo geograficamente. Si può invece dividere in tre macro aree: Medio Oriente, Paesi del Golfo e Nord Africa. Così come i territori palestinesi occupati che sono 23, non uno solo. Quindi già queste tre macro aree presentano delle grandi differenze tra loro, ogni paese ha le sue particolarità. In più possono essere paesi che confinano tra loro ma in realtà sono molto distanti.
In questo momento – uno dei momenti più tragici del nostro XX secolo – sì, si sta consumando un genocidio a Gaza e Gaza confina direttamente con l’Egitto. L’Egitto, ha sicuramente una connessione storica, geografica e politica con Israele e i territori palestinesi. Ma i luoghi in cui i bombardamenti sono in atto sono molto distanti da Il Cairo ad esempio.
L’informazione è la chiave per superare la paura di viaggiare in queste zone
Hai fatto l’esempio dell’Ucraina – ovviamente sono due situazioni diverse, lì parliamo di guerra mentre a Gaza sta andando in scena un genocidio e questo non lo dico io ma è quanto è stato stabilito dalla Corte Internazionale di Giustizia e dalla Relatrice Speciale delle Nazioni Unite.
Ecco, i bombardamenti, sia in Ucraina che a Gaza non si sposteranno da un giorno all’altro in un altro paese. Le guerre hanno delle dinamiche di geopolitica molto complesse, non sono come le catastrofi naturali che in poco si spostano da una zona all’altra. Io stessa non sono un’esperta di geopolitica, conosco ciò che è funzionale al mio lavoro, ma se la paura di viaggiare verso queste mete è tanta e non si ha il tempo di informarsi si possono consultare direttamente agli esperti di geopolitica.
Purtroppo siamo nel 2024 e la soluzione ai problemi continua ad essere la guerra. E nel mondo ci sono molte guerre dimenticate, di cui non si parla nemmeno. È assurdo che nel 2024 continuino ad esserci morti, spargimenti di sangue e distruzione… io cerco di darmi una spiegazione ma davvero non riesco a farlo!
E poi un’altra cosa: nei paesi davvero pericolosi anche solo prenotare aerei attualmente non è proprio possibile. Quindi se ci viene data la disponibilità a viaggiare in Egitto è perché non è una meta pericolosa. A diffrenza di Tel Aviv, in cui non è proprio possibile volare.
Conoscere i veri storyteller del luogo
Io ho trascorso molto tempo in Siria, il mio primo libro parla proprio della Siria, del modo in cui sono arrivata lì con tutte le mie convinzioni. Sono stata lì quattro mesi per studiare e con tutto il rispetto c’erano degli italiani che vivevano tutti nello stesso quartiere con tutta una serie di… diciamo così… dinamiche molto occidentali. Ho vissuto lì per circa un mese poi sono andata in un quartiere diverso dove ogni giorno andavo al mercato e parlavo con i vecchietti perché erano i migliori storyteller del luogo.
Sono tonata a casa che parlavo l’arabo e ricca di un’esperienza che ha fatto diventare la Siria il mio paese d’adozione. Proprio perché lì facevo le cose ordinarie, quelle che fanno quotidianamente i suoi abitanti. Certo, non ero andata lì per una vacanza ma ovunque, in una qualsiasi vacanza, anche solo di una settimana o 10 giorni si può sperimentare la quotidianità e questo ci aiuta ad assaporare il luogo, ci lascia arricchiti e cambiati. Altrimenti perché prendere un aereo per andare dall’altra parte del Mediterraneo? Perché farlo? Abbiamo bellissimi posti qui in Italia senza spostarci più di tanto.
Viaggiare nel mondo arabo per ritrovare pezzi della nostra cultura
Ma se da italiani decidiamo di fare un viaggio nell’altra sponda del Mediterraneo possiamo provare a ritrovare dei pezzi della nostra cultura che sembra tanto diversa dalla nostra ma non è così. Il mondo arabo fa parte delle nostre radici culturali, dimenticate e negate. Non solo perché parte del nostro paese è stato arabo ma perché abbiamo la stessa cultura mediterranea. Andiamo a cercare connessioni, l’intreccio della nostra identità mediterranea che sta dall’altra parte. Ecco perché consiglio di non fermarsi alle notizie delle fonti “mainstream”, ma consiglio di andare oltre, rivolgersi agli esperti, consultare giornali specializzati, guardare il curriculum di chi tratta questi temi. Che è diverso dal dire: “Tranquilli non può succedere niente di male”.
Ricordo, la prima volta che io sono andata in Palestina, un paese in cui da più di 65 anni c’è una situazione molto complessa ma non entrerò in questa questione. In Palestina avevo paura di viaggiare verso Israele, perché nel raggiungere Tel Aviv ci sono tutta una serie di passaggi di sicurezza tra le varie città e già questa cosa fa un po’ paura. Ricordo un’amica che mi disse: “Hai più probabilità che uscendo di casa ti cada una tegola in testa!” Certo! Può succedere! Gli imprevisti avvengono che tu sia in viaggio o comodamente a casa. Ma vivere in viaggio con l’ansia e dire: “Speriamo che non mi succeda niente”, ci fa perdere la bellezza! Anzi, poiché purtroppo per questa tragica situazione i prezzi si sono abbassati parecchio perché non…
Elisa: Approfittarne! Certo!
Trovare l’equilibrio tra relax ed esperienze
Rosanna Maryam: Un’ultima cosa. Tu prima hai nominato i Resort. In vacanza c’è chi va più all’avventura e chi invece vuole l’appoggio comodo, ognuno ha le sue. L’importante è vivere la complessità e la diversità. Può essere la complessità e la diversità della Sfinge, di un Museo, ma anche di Piazza Tahrir, dei giovani, delle discoteche. E va bene anche avere un appoggio comodo per fare questo, che si tratti di un hotel a 5 stelle, un appartamento o un Resort. Può essere il nostro modo di farci una coccola. Il nostro modo di dire “mi permetto di vivere per tot giorni in un ambiente super gustoso e comodo, perché comunque è una vacanza e il riposo e il confort ci stanno.
L’importante è sempre trovare un equilibrio tra la comodità e il non muoversi, che accennavi prima, che non ci fa vivere il luogo in cui siamo atterrati. D’altronde, anche a Napoli, a Venezia o in Toscana, ci sono strutture fatte per regalare al turista un’esperienza di comfort e che offrono quello che il turista si aspetta e in Egitto succede la stessa cosa. Perché è chiaro: l’intento non è quello di creare uno shock… tutt’altro! Creare delle strutture ricettive adeguate è anche un modo per dimostrare accoglienza.
Viaggiare nel mondo arabo per trovarsi a metà strada tra due culture
Elisa: Quello che non consigliamo mai alle persone è di andare in un luogo culturalmente diverso dal nostro e pretendere per esempio di mangiare italiano! Il cibo non è solo una questione culturale ma va a pari passo con le condizioni ambientali del luogo. In un paese caldo alcuni cibi non sono idonei alle temperature elevate. Quindi è giusto abbracciare quel tipo di cucina perché è perfetta per il luogo ma è anche ottimale per la salute del nostro corpo. L’esperienza culinaria locale è una delle esperienze che io e Daniele amiamo più fare in viaggio. Non solo perché ci piace assaggiare di tutto ma proprio perché è un modo per comprendere la cultura locale, provare a uscire dai propri schemi anche in questo modo.
Io trovo interessantissimo tutto quello che hai detto, ci sono tutti gli strumenti per elaborare il concetto di “viaggiare nel mondo arabo” e iniziare a capire i meccanismi di tutto questo discorso. A me ha toccato molto quello che hai detto riguardo la cultura islamica, soprattutto rispetto al fatto che l’Islam è sempre visto come brutto e cattivo. Io ho vissuto in prima persona l’11 settembre a New York, dato che la mia famiglia vive lì e non ti nego che ancora adesso parlare di Islam nella mia famiglia è una questione molto dedicata. C’è una convinzione ancora radicata in moltissime persone che la panacea di tutti i mali sia proprio la religione islamica.
Il velo dentro
Quindi aver letto il tuo libro “Il velo dentro” per me è stato molto illuminante, un balsamo. Te lo dico perché ho divorato il tuo racconto che poi anche quello è un viaggio. Un viaggio di dieci anni attraverso la tua conversione all’Islam che è cambiata esattamente come tu sei cambiata come persona in questi anni. Tutti noi ci evolviamo e facciamo nostre le culture, le tradizioni. Niente è monolitico e senza evoluzione e questo vale anche per la religione. Che sia l’islam o il cattolicesimo, ogni religione risuona in noi in modo diverso, ognuno di noi le vive in un modo diverso.
Quindi volevo concludere dicendoti grazie per quello che hai detto oggi e soprattutto per le tue parole che hai scritto in questo libro. Io invito tutte le persone a leggerlo, se non altro per leggere una storia diversa, particolare, qualcosa che non conoscono. Ci sono diversi aspetti che noi non conosciamo dell’Islam, non dico che tutti debbano conoscerli però vale la pena capirli. Entrare in contatto anche in maniera leggera con quegli aspetti secondo me è una cosa che può far bene. Per sfatare dei pregiudizi. Quindi ti ringrazio davvero.
Conoscere e andare oltre
Rosanna Maryam: Grazie mille. Tu hai nominato l’ 11 settembre, e per me l’interesse per l’islam è nato dopo, perché in quella data ero adolescente. Il mio primo interesse è stato quello di voler salvare le donne musulmane, dipinte come oppresse, sempre in catene. Il problema non è certo la religione, ma l’uso che se ne fa più le questioni geopolitiche, sociali, economiche, eccetera. Solo dopo ho scoperto la complessità di questo aspetto: quando ho conosciuto le persone. E quando ho conosciuto le persone -in particolare le donne musulmane – mi sono accorta della complessità, della bellezza, della varietà anche della loro mentalità. Anzi il mio lavoro è proprio quello di restituire questa bellezza proprio laddove esistono situazioni in cui il l’Islam viene utilizzato come strumento per fare del male.
Elisa: Che poi conoscere le persone è stato il primo tema che oggi abbiamo affrontato in questo nostro viaggio nel mondo arabo e il cerchio si chiude. Questo concetto è un pò la chiave di tutti i viaggi “Twomaketravel”. Conoscere le persone, immergersi nella cultura, parlare con I locali. Viviamo nel 2024 e molte barriere linguistiche ora sono abbattute nel senso che almeno l’inglese lo si sa o se non altro anche a gesti ci si capisce…
Rosanna Maryam: Che poi gli arabi riescono a capire qualsiasi cosa.
Elisa: Esatto, riusciamo a farci capire… conoscere e andare oltre. Credo che sia un bel messaggio con il quale chiudere questa nostra chiacchierata. Grazie.
Rosanna Maryam: Grazie a te!
Elisa e Daniele
Siamo Elisa e Daniele, amiamo viaggiare, pianificare e condividere tutte le nostre esperienze con te che ci leggi. Progettiamo la tua New York su misura delle tue esigenze con servizi personalizzati. Ti mostriamo tutto il bello che c’è in questo fantastico luogo chiamato MONDO con il nostro personale punto di vista. Seguici anche sui nostri social!
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